« Qualunque cosa facciate, in parole o in opere, fate ogni cosa nel nome del Signore Gesù Cristo,
ringraziando Dio Padre per mezzo di Lui »
( Colossesi 3:17 )
Parlare con la Bibbia. Il cristiano deve essere in grado di parlare dove la Bibbia parla e tacere dove essa tace
Nel cristianesimo il male peggiore risiede nel fatto che, anche oggi – come sicuramente ieri e forse domani, se le cose non cambieranno in modo radicale –, si è talmente ignoranti di ciò che la Bibbia dice che ogni forma religiosa (se non addirittura ogni parvenza di religiosità) è ritenuta positiva giacché aumenterebbe la “spiritualità” della gente. Ne consegue che tutto va benissimo: dal miracolo alla religione più astrusa, che davvero nulla hanno a che spartire con il cristianesimo secondo il N.T.
Si pensa comunemente che basti non fare del male al prossimo per essere salvati dal Signore nel giorno del giudizio; si pensa che sia sufficiente festeggiare i giorni stabiliti dalle Chiese per essere nel giusto. In realtà, così facendo, si distrugge l’amore genuino, continuo, giornaliero per Dio e per il prossimo, amore spezzettato da un calendario ben strutturato e costituente una precisa forma di potere mentale e materiale (studiando a fondo la funzione storica dei calendari, si scopriranno molti aspetti interessanti e istruttivi in proposito). Al contrario, l’amore e la devozione del cristiano sussistono continuativamente.
I cristiani secondo il N.T. sono chiamati a inseguire la giustizia di Dio e a gridare: «La Bibbia non insegna questo»! Difatti, Cristo parla di un culto da rendere a Dio in «spirito e verità» (ecco i veri adoratori che il Padre richiede: Gv 4:23-24). Gesù, in una delle sue più dure invettive contro i Farisei, usa un brano del profeta Isaia (vissuto circa sette secoli prima di Lui) per affermare che invano si pensa di rendere un culto a Dio insegnando dottrine che sono comandamenti umani (Mt 15:1-9).
Essere cristiani, e soltanto cristiani, alla gloria di Dio Padre, è la gioia e salvezza in Cristo, l’unico Maestro e guida (Mt 23:7-10), l’unico capo della Chiesa (Ef 1:22), l’unico mediatore tra Dio e gli uomini (1Tm 2:5), l’unico Salvatore, che ha dato se stesso per redimere i peccati del genere umano. Per i cristiani è imperativo parlare dove e come la Bibbia parla, sapendo ben distinguere tra la Parola di Dio e il comandamento degli uomini. Occorre essere attenti, in specie laddove la tradizione non è proibita in modo formale e diretto dal N.T. Facciamo attenzione a non cadere in tale tipo di errore: altrimenti ci troveremo ad avere di tutto nel culto a Dio. Purtroppo, la storia del cristianesimo insegna che proprio questo è accaduto in numerose occasioni.
Riflessione Se dessimo a Dio un briciolo dei pensieri che abbiamo per il mondo, allora …
La vita di tutti i giorni reca svariate preoccupazioni e difficoltà, tanto da farci sembrare assai pesante il fardello che dobbiamo portare. Sbagliamo, perché con Dio tutto si fa più semplice per il cristiano, anche in mezzo alle complessità dell’esistenza. Il Signore è con noi se noi siamo con Lui per mezzo della fede. Se dessimo a Lui un briciolo dei pensieri che abbiamo per il mondo (la nostra salute, il posto di lavoro, la famiglia, il successo, e così via), allora la Chiesa di Cristo crescerebbe in tutto il mondo con una forza spaventosa. Purtroppo, ciò non accade perché i credenti sono troppo occupati a pensare alle cose di quaggiù. Leggendo il libro di Aggeo sappiamo che gli Ebrei, ricondotti da Dio a Gerusalemme per riedificare il tempio, non furono benedetti finché non misero Dio prima di ogni altra cosa. Certo, per gli Ebrei di allora la lezione fu dura, ma anche salutare. Si spera che lo sia anche per noi: cerchiamo in primo luogo il Regno di Dio e la Sua giustizia (Mt 6:33).
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