DIVENTATO CRISTIANO, IO SONO UNA NUOVA CREATURA

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DIVENTATO CRISTIANO, IO SONO UNA NUOVA CREATURA

24 agosto 2021

 

Ascoltando e mettendo in pratica, con cuore puro, le istruzioni dello Spirito Sante date in Eb 11:6, Rm 10:10 e At 2:38, ho seguito il medesimo percorso di tutti coloro che, prima di me, sono diventati cristiani (questo cammino consiste nell’udire la Parola di Dio, credere in Cristo, ravvedersi dai propri peccati, confessare il nome del Signore, essere battezzato e inserito poi nel corpo di Cristo, la Chiesa).

Ora che sono cristiano, inizia la mia esistenza in Cristo e con Cristo, la vita mia (Col 3:4).

– Ora spetta a me la perseveranza nelle opere buone e scritturali che Dio ha preparate in Cristo perché io le praticassi (Mt 10:22; Ef 2:10; Tt 2:14).

– Ora non conosco tutte le cose di Dio che dovrei e vorrei conoscere, ma sono concretamente e fortemente determinato a dedicare tutto il tempo che mi resta da vivere a Gesù e ai fratelli nella Chiesa di Cristo.

– Ora desidero intensamente che Gesù sia (e rimanga) il mio solo modello da seguire. Perciò, voglio conoscere, grazie al Nuovo Testamento, quanto più possibile di lui e del suo regno.

Il fatto di essere diventato ora un cristiano, implica ed esige che io non sia più la stessa persona di prima. Al momento sono diverso quanto a desideri, comportamenti, sopportazione, serietà e maturazione, purezza di pensieri.

Desideri.

– Le mie aspirazioni sono alle cose di lassù, la patria celeste (Col 3:1ss).

– La mia cittadinanza è nei cieli (Fil 3:20-21; Eb 11:10,13-16).

– Aspiro sempre a presentare me stesso «perfetto [maturo] in Cristo» (Col 1:28).

Comportamenti.

– La mia tendenza a comparire perfetto dinanzi a Cristo deve tradursi in un comportamento quotidiano degno della chiamata del Signore. Ricordiamo qui le belle parole dell’apostolo Paolo, pronunciate a Cesarea di fronte alle autorità romane (il governatore Felice) e ai Giudei che lo accusavano: «Ci sarà una risurrezione dei giusti e degli ingiusti. Per questo anch’io mi esercito ad avere sempre una coscienza pura davanti a Dio e davanti agli uomini» (At 24:15-16; cfr. anche 2Cor 8:21).

Sopportazione.

– La vita reca ogni giorno scoraggiamenti e delusioni, che tuttavia non debbono in alcun modo peggiorare il mio carattere e incrinare il mio entusiasmo per il futuro e per la vita eterna (Fil 4:6). Paolo fa notare che «le sofferenze del tempo presente non sono paragonabili alla gloria che deve essere manifestata a nostro riguardo» (Rm 8:18).

Serietà e maturazione.

– La mia determinazione a far sì che la volontà di Dio sia la mia volontà, deve annientare le pessime abitudini del passato. D’ora in poi, per quanto concerne la salvezza eterna, non è più tempo né di giocare né di sfidare il Signore: occorre crescere maturare, diventare seri. Pietro esorta il cristiano a consacrare il tempo che gli resta da vivere nella carne non più alle passioni degli uomini, ma alla volontà di Dio (1Pt 4:2; cfr. anche Rm 13:13-14).

Purezza di pensieri.

– Fil 4:8. «Quindi, fratelli, tutte le cose vere, tutte le cose onorevoli, tutte le cose giuste, tutte le cose pure, tutte le cose amabili, tutte le cose di buona fama, quelle in cui è qualche virtù e qualche lode, siano oggetto dei vostri pensieri». Debbo fare tutto quanto è nelle mie possibilità per consentire al mio spirito di riposare sui pensieri giusti e santi del Vangelo in ordine alla crescita spirituale alla giustizia e a quello stato della mente che partecipa della natura divina (2Pt 1:4). In termini pratici, ciò significa che il cristiano, santificato dal preziosissimo sangue di Gesù, non può più accettare e giustificare talune amicizie e forme di intrattenimento peccaminose (Rm 1:32) proprie di chi non conosce Dio. Infatti, i valori e le priorità proposte dallo spirito di questo mondo si collocano precisamente all’opposto della direzione presa dalla mia nuova vita in Cristo: la crescita spirituale basata sulla Parola del Signore. Non è certo un caso che il primo sermone dei cristiani si sia concluso con il pressante invito a salvarsi dalla “presente” generazione malvagia (At 2:40; cfr. Fil 2:15).

Per il cristiano il processo, di crescita verso la maturità dello spirito è quotidiano, sino alla fine dei suoi giorni. Giorno dopo giorno, anno dopo anno possiamo notare i nostri progressi nella conoscenza della volontà di Dio e sapere che cosa facciamo e come viviamo alla luce del vangelo. Di conseguenza, quanto più conosciamo del Vangelo, tanto più saremo in grado di fare per il Regno e nel Regno, secondo gl’infallibili desideri divini. A questo punto, conviene soffermarci su Fil 1:9-11, brano assai importante ai fini del tema qui sviluppato. Cinque sono gli elementi portanti di questo brano.

– Conoscenza.

– Discernimento.

– Apprezzamento delle cose migliori.

– Pienezza di frutti di giustizia.

– Gloria e lode di Dio.

Per una migliore comprensione di come questi cinque elementi si saldino tra di loro, occorre cominciare dall’analisi dell’ultimo per salire sino al primo.

– Gloria e lode a Dio: obiettivo primario della vita in Cristo.

– Pienezza di frutti di giustizia: ciò di cui ho bisogno per glorificare e lodare Dio.

– Apprezzamento delle cose migliori: il corretto tipo di giudizio da dare.

– Discernimento: il modo di conoscere il giudizio da dare

– Conoscenza: sviluppo di questo discernimento.

Si comprende, quindi, l’invito di Paolo a Timoteo: «Applicati, finché io venga, alla lettura, all’esortazione, all’insegnamento … Occupati di queste cose e dedicati interamente ad esse perché il tuo progresso sia manifesto a tutti» (1Tm 4: 12,15). Ecco la chiave spirituale della mia crescita in Cristo: lettura e studio della Bibbia. La Parola di Dio è sapienza, cibo spirituale. Per questo bisogna leggerla, studiarla, “digerirla”, meditarla e metterla in pratica.

 

CHI È IL CRISTIANO?

Il cristiano non è:

chi, semplicemente, “va in chiesa” e si siede a scaldare il banco o la sedia;

– chi non uccide, non mente, non commette adulterio, non ruba … chi, comunemente, si definisce (o viene definito una “brava persona”). Nella risposta di Gesù al giovane ricco (Mt 19:16-22) l’accento è più sul «poi, vieni e seguimi» (v. 21) che non sul «va’ vendi tutto ciò che hai e dallo ai poveri» (v. 21). Seguire il Signore è prioritario rispetto a tutti i beni di questo mondo. Pertanto, il credente ama Cristo sopra tutto e tutti al punto tale da affrontare, se necessario l’estremo sacrificio per onorare il suo nome (At 4:12; Fil 2:9-11). Non basta dire di essere un “buon cristiano” per esserlo davvero: al contrario, occorre dimostrarlo con fatti scritturali.

Nel N.T. troviamo taluni che avevano una “buona coscienza”, erano “brave persone” ma che ebbero bisogno del Vangelo e del battesimo per porsi sulla via della salvezza (At 2:47).

  • Cornelio, il centurione della coorte Italica di stanza a Cesarea, era «pio e timorato di Dio con tutta la sua famiglia, faceva molte elemosine al popolo e pregava Dio assiduamente» (At 10:1-2). Quanti, (tra quelli che oggi nel mondo si dicono e credono “cristiani” o, addirittura, “buoni cristiani”) si comportano come Cornelio? Eppure, Cornelio, nonostante le sue buone e lodevoli opere, non era un cristiano; lo diventò solo dopo la predicazione del vangelo da parte di Pietro.
  • Paolo, prima di conoscere realmente Cristo, riteneva di agire in “buona coscienza” (At 23:1), perseguitando zelantemente i discepoli di Gesù (At 22:3; 26:9ss). Ma egli, malgrado tutte le sue considerazioni e azioni, non piaceva a Dio. Paolo non era un cristiano. Lo diventò solo dopo il battesimo (At 22:16), che fu il coronamento del suo pieno ravvedimento e della sua confessione.

 

IL CRISTIANO È:

– Discepolo.

Il discepolato implica un preciso rapporto maestro (docente) – scolaro (discente). Il cristiano impara dall’unico Maestro, Gesù, e fa tutto ciò che il Maestro insegna.

– Credente.

Cristo è la fonte gioiosa della vita del credente, il quale pone in Lui ogni fiducia, amandolo sopra ogni altra cosa o persona (Fil 3:3; Gv 20:28).

– Santo.

È il vocabolo che maggiormente esprime la consacrazione a Dio dell’uomo redento da Cristo. “Separati” dal mondo per vivere a Dio in Cristo (cioè per vivere puramente secondo la Parola del Signore, con aspirazioni, priorità, motivazioni e obietti del tutto diversi da quelli presenti nel mondo avverso a Dio), i cristiani costituiscono la “famiglia” di Dio, la Chiesa corpo di Cristo, segno e presenza del Suo vangelo. Cfr. 1Ts 2:10; 4:1ss.

– Fratello.

Il termine precisa l’appartenenza a Cristo nella Chiesa, e la responsabilità del credente nelle relazioni con gli altri credenti. Il cristiano non vive più per se stesso (Rm 14:7-8; Fil 2:21), ma per Dio e per i fratelli, che, entrambi, debbono essere oggetto del suo amore (1Ts 4:9ss; 1Gv 4:7-21). È assai importante che il cristiano comprenda che egli è parte di un insieme, la Chiesa, il corpo di Cristo, composto di una pluralità di membra (1Cor 12:12-31; Rm 12:4-5; 1Pt 2:5,9; 2Cor 6:17,18; Ef 4:16; 1Tm 3:15).

– Sacerdote.

Dio è l’oggetto di adorazione del cristiano, che gli offre il proprio servizio facendo i sacrifici richiesti dalla propria professione di fede (1Pt 2:5; Rm 12:1,2).

 

John C. Coffman (traduzione e adattamento di Arrigo Corazza)