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FEDELTÀ COERENTE

23 dicembre 2020

FEDELTÀ COERENTE (1983)

La Chiesa del Signore, quella che scaturisce dalla ubbidiente materializzazione dei princìpi dottrinali contenuti nel Nuovo Testamento, non può lasciarsi confondere con le istituzioni umane, quelle cioè che gli uomini hanno edificato o inventato. La Chiesa di Cristo, per essere e rimanere il popolo che Dio si è acquistato con il sangue del Suo Figlio, non può indulgere a compromessi che snaturino l’organizzazione o la missione stessa che il Signore stabilì per essa già prima della creazione dei mondi.

Gli uomini cambiano, e fanno prestissimo a cambiare anche le cose più sacre in cui credono. Lo fanno non per amore di novità, quasi si stancassero della perfezione, ma lo fanno perché hanno abbassato la loro guardia e si sono lasciati trascinare dall’Avversario, il quale ha come scopo ultimo il dirottamento dei figliuoli di Dio, allontanandoli il più possibile, anche se a lentissimi spostamenti, dai binari predisposti dall’Eterno.

Il tempo cambia le persone, incredibilmente. Nell’anno 60 d.C. il grande apostolo Paolo scrisse ai Romani, parlando di quei fratelli che ancora non conosceva direttamente, non essendosi ancora recato nella capitale dell’impero, in termini altamente elogiativi: «Rendo grazie all’Iddio mio … per tutti voi, perché la vostra fede è pubblicata per tutto il mondo» (1:8). Alla fine dell’epistola, nel salutare per nome tantissime persone, uomini e donne, collaboratori e parenti, aggiunge una nota di entusiastico apprezzamento: «Quanto a voi, la vostra ubbidienza è giunta a conoscenza di tutti» (16:19). Una chiesa perciò salda, sana, fedele, forte; una chiesa che poteva ben venire additata ad esempio e a modello per tutti i credenti di allora. Ma non per i credenti di oggi, se è vero che solo pochi anni più tardi, esattamente sette, l’apostolo doveva amaramente scrivere: «Nella mia prima difesa nessuno si è trovato al mio fianco, ma tutti mi hanno abbandonato: non sia loro imputato!» (2Timoteo 4:16). Eppure Paolo si trovava probabilmente a Roma, in quella stessa città tanto esaltata e in quella stessa chiesa tanto vantata! Se così fosse, in pochi anni, in soli sette anni, la fede e l’ubbidienza di quei credenti erano scomparse come nebbia al sole! Dov’erano quei bravi fratelli e quelle sante sorelle? Dove si trovavano i forti e i fedeli di qualche anno prima? Di tutti quei nomi ricordati in Romani 16 possiamo salvare solo Aquila e Priscilla, perché proprio nell’ultima lettera di Paolo, la 2Timoteo, i due coniugi ricompaiono come destinatari dei saluti dell’apostolo, e perciò lontani dalla capitale (cfr. 2Timoteo 4:19).

In pochi anni i fedeli erano diventati infedeli, e gli ubbidienti erano diventati ribelli. Se la cosa fu possibile a quelli, che vivevano i tempi eroici degli apostoli, immaginiamoci quale non debba e possa essere il pericolo per noi, che siamo lontani in tutti i sensi da quei santi momenti storici! Per la qual ragione, ogni invito a tener salda la guardia, a stare continuamente attenti, a non lasciarci né intimorire dai potenti di oggi, né distrarre dai sottili seduttori che si sono introdotti nelle nostre adunanze, vanno tenuti in seria e grave considerazione.

La Chiesa del Signore non ha nulla a che spartire con il Cattolicesimo, frutto dell’umana invenzione che riuscì a dominare gli ingenui e gli ignoranti, ma non ha neppure nulla a che spartire con il Protestantesimo che diventa addirittura maggiormente colpevole quando con abiti diversi ma con i vecchi spartiti passa a riutilizzare la vecchia musica ingannatoria.

In pochissimi anni le chiese di Cristo in Italia sono passate dalla fede alla credulità, dall’ubbidienza alla ribellione, lasciandosi prendere la mano da giganteschi sogni di gloria, da un vangelo sociale che appunto per questo è un altro vangelo! Scuole, ospizi, ospedali, campeggi, sono solo e sempre istituzioni umane, quale che sia il volto da perbenismo che si voglia dar loro; sono opere degli uomini per avvalorare un volto benefico della Chiesa che ha invece lo scopo preminente e peculiare di predicare la Verità che salva. Il valzer dei soldi, il conteggio delle presenze, lasciamoli a chi è solito sguazzarci dentro!

Dov’è più la conoscenza della Parola di Dio, di tutta la Parola di Dio? Non si accorgono, gli ingenui di oggi, che la citazione di alcuni versetti, di pochi versetti, tende a generalizzare anziché a specificare? Perché non si esamina tutto il messaggio neotestamentario? Dire che dobbiamo amare Dio, e il prossimo, è cosa facile e risaputa. Dire che dobbiamo amare la verità potrebbe invece non essere cosa tanto nota, ma caratterizza una vita, una militanza, una chiesa! Per quanto riguarda i cristiani che seguono il Nuovo Testamento, essi tenderanno a prendere sempre di più le distanze dagli apostati, che – pur esibendosi con un nome comune che non ci risparmia l’equivoco ma neppure ci coinvolge – continueremo a usare la Parola di Dio – TUTTA – per approfondire l’immenso tesoro di verità che il Signore ci dispensa. Continueremo a predicare il non oltre quel che è scritto (1Corinzi 4:6), ad esaltare il modello della Chiesa neotestamentaria, già potenzialmente perfetta al suo tempo e quindi non perfettibile, a pretendere il libro, capitolo e versetto per tutto ciò che si pensa, si dice e si fa in religione (Colossesi 3:17). Sempre pronti a metterci attorno a un tavolo, non per stilare compromessi ma per studiare la volontà del Signore che volle donarsi per illuminarci e salvarci!

Alessandro Corazza [1926 – 2017]