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MY WAY. L’ILLUSIONE DI CHI VUOLE FARE SOLO A MODO SUO

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Alcune canzoni sono rappresentative di un’epoca o di una o più generazioni. Pensiamo, per esempio, a Imagine di John Lennon (1971), che spera in un’utopica realtà limitata all’immediato presente in cui non ci sia paradiso, inferno, patria, nulla per cui uccidere o morire, religione, proprietà, cupidigia, brama … quindi, una comunione di uomini che condivide il mondo come un’unica entità in cui tutti si vogliono bene. Povero John! Il suo assassino, l’americano Mark Chapman, la pensava diversamente, l’8 dicembre del 1980. Chissà che società sarebbe, quella postulata dal miliardario John Lennon! Il suo sogno non si è avverato, se non per la parte che riguarda paradiso, inferno, religione, di fatto assenti quaggiù, dove si pensa invece solo al potere con tutti i suoi nefasti risultati. Il tutto, ovviamente, senza Dio – beninteso il Dio della Bibbia, non quello delle chiacchiere sparse al vento. Da un punto di vista scritturale ci sarebbe molto da discutere sui principi atei cantati da Lennon. Ma tant’è: la melodia di Imagine è pur sempre bellissima (e il testo, se non si conosce l’inglese, inefficace. In questo caso, lo si può canticchiare sotto la doccia, non sapendo quello che si canta – un po’ come le nostre nonne che ripetevano il latinorum della liturgia cattolica).

Un’altra canzone, tra le più celebri e amate nel mondo, registrata il 30 dicembre 1969, è My Way nella versione (magnifica, peraltro) di Frank Sinatra, artista ineguagliabile. Sebbene composta da taluni francesi nel 1967, molti pensano che My Way sia il frutto di Frank Sinatra, praticamente una riflessione pubblica sulla sua vita. In realtà, come rivelò sua figlia Nancy nel 2000, «mio padre ha sempre pensato che la canzone fosse egocentrica e giustificatoria, troppo indulgente nei confronti di certi comportamenti. Quella canzone non gli piaceva, ma purtroppo gli rimase cucita addosso e non poté disfarsene mai».

My Way racconta di una vita vissuta “a modo mio”, come mi pare, con le gioie e i dolori che ne conseguono, in piena coscienza, dove l’egoismo la fa da padrone. “Io faccio, io dico, io vado”, secondo l’ottica prevalente in questa generazione che vuole solo la libertà di fare a proprio piacimento tutto il possibile e subito. I rimpianti (se mai ci saranno) alla fine, quando sarà troppo tardi, magari dicendo: «rifarei tutto quello che ho fatto perché l’ho fatto a modo mio secondo coscienza». Dunque, un’esistenza in cui io sono dio e la misura di tutte le cose, senza alcun bisogno di un aiuto esterno, soprattutto di quello di Dio Creatore.

Secondo la Bibbia, chi vive così, senza tenere in debito conto il Dio di cui parla la Bibbia stessa, vive in una perenne illusione. Diamo un’occhiata a ciò che la Sacra Scrittura dice in proposito (vedi sotto).

 

La traduzione italiana del testo originale in inglese si può facilmente trovare in Rete.

 

Arrigo Corazza

 

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I DID IT MY WAY

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