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IL BATTESIMO, LA SALVEZZA E IL “BUON LADRONE”

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«E disse loro: “Andate per tutto il mondo, predicate il vangelo a ogni creatura. Chi avrà creduto e sarà stato battezzato sarà salvato; ma chi non avrà creduto sarà condannato» (Mc 16:15-16).

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«Chi commette il peccato trasgredisce la legge; il peccato è la violazione della legge. Ma voi sapete che egli è stato manifestato per togliere i peccati» (1Gv 3:4-5)

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«E ora perché indugi? Alzati, sii battezzato e lavato dai tuoi peccati, invocando il suo nome» (At 22:16)

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«Paolo disse: “Con quale battesimo siete stati battezzati?”» (At 19:3).

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«Siamo dunque stati sepolti con lui mediante il battesimo nella sua morte, affinché, come Cristo è stato risuscitato dai morti mediante la gloria del Padre, così anche noi camminassimo in novità di vita» (Rm 6:4).

 

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Al pari dell’uomo d’ogni tempo, anche l’uomo d’oggi sembra non aver ancora compreso pienamente che è peccatore e che Dio non usa parzialità (cfr. At 10:34; Ef 6:9). Il dramma del peccato esiste per tutti coloro che violano la legge del Signore (1Gv 3:4) e «poiché tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio» (Rm 3:23), occorre ripristinare il rapporto con Dio interrotto dal peccato.

Ora, nessun peccatore può giungere alla riconciliazione con Dio attraverso le proprie opere. Se così fosse, allora Gesù Cristo sarebbe davvero morto invano, inutile essendo la sua mediazione a favore dei peccatori. Il Padre ha stabilito la salvezza unicamente in Gesù (At 4:12): dunque, essere in Cristo significa nascere di nuovo per godere ogni bene spirituale (Gv 3). Per essere in Cristo è necessario ricevere il battesimo secondo il N.T. (c’è un solo battesimo) ed entrare a far parte dell’unica Chiesa (Ef 4:4), il corpo di Cristo. Senza battesimo la via della salvezza è preclusa, sbarrata al credente. Nel N.T. cinque sono le condizioni necessarie per entrare nella sfera della salvezza: ascolto del Vangelo, fede in Cristo, ravvedimento, confessione ed infine battesimo in acqua. Poi, fa seguito la più importante di tutte: la perseveranza nella vita in Cristo.

Per il peccatore il battesimo costituisce sia il punto d’arrivo e di chiusura della vita dedita al peccato, sia il punto d’inizio della nuova vita dedicata a Dio tramite il Cristo. Il battesimo è un atto comandato dal Signore (cfr. Mt 28:18; Mc 16:16; At 2:38; 22:16; 1Pt 3:21) e non dall’uomo. Questo fatto non va mai dimenticato. Di conseguenza, senza il battesimo non sussiste comunione con la divinità, non si verifica nessuna remissione dei peccati, non v’è alcuna speranza.

Il (vero) credente si sottopone al battesimo secondo il N.T., al battesimo cioè voluto e comandato dal Signore Gesù, mentre altri addurrà la salvezza per sola fede, rendendo pertanto il battesimo un atto non essenziale alla propria salute spirituale. Il cristiano è giunto al battesimo secondo il N.T. in piena coscienza e capacità di comprensione. Purtroppo, non per tutti è così. Parecchi vengono negativamente influenzati dal pensiero umano, specie in ambito protestante/evangelico. In questo contesto religioso uno dei cavalli di battaglia dei negatori del battesimo quale atto essenziale alla salvezza è certo rappresentato dalla storia del “buon ladrone”.

 

IL “BUON LADRONE”

Nella società umana vi sono stati, vi sono tuttora e vi saranno molti malfattori. Nondimeno, nessuno è (sarà) tanto famoso quanto il Nostro, grazie indubbiamente a quella folta compagine di persone che, proprio adducendo il suo caso, rifiutano il battesimo quale atto necessario alla salvezza. Infatti, ogniqualvolta si parla di battesimo in questi termini, spunta inesorabile – come la morte – il caso del “buon ladrone”.

Ma chi è costui? Di tale oscuro personaggio ci parlano i tre sinottici (Mt 27:38-44; Mc 15:27- 32; Lc 23:32-33,39-43). Luca, al solito, abbonda nei dettagli. Rifacciamoci perciò al suo racconto. È bene ricordare subito che la crocifissione di Gesù tra due ladroni costituisce l’adempimento di una ben nota profezia circa la morte del Messia (Is 53:12; cfr. Lc 22:37). Che il paradiso promesso al ladrone rappresenti in qualche modo la salvezza, è fuor di dubbio. Ciò che invece dovrebbe essere discusso è che oggi si possa ottenere la salvezza allo stesso modo del ladrone. Taluni sostengono che, come per il buon ladrone, anche per tutti noi oggi basti la fede (“accettare il Signore” nel cuore). Siamo sicuri che la Bibbia insegni questo?

 

IL BUON LADRONE, L’A.T. E IL N.T.

La morte di Gesù sancisce sì l’adempimento dell’Antico Patto, ma anche l’inizio del Nuovo, basato sul suo sommo sacerdozio (cfr. Eb 7:12;9:16-17; Rm 7:4). Dalla morte del Signore fino al suo ritorno vige la legge di Cristo (1Cor 9:21). Il buon ladrone visse e morì sotto la legge religiosa costituita dall’A.T. Tale fatto è indubbio, e ciò non dovrebbe sfuggire a nessuno.Qualunque sia stata la salvezza ottenuta dal ladrone, non v’è accostamento con il modo con il quale noi oggi possiamo ottenere la salvezza, giacché siamo soggetti a una legge diversa. Infatti, affermare che il ladrone ottenne la salvezza senza battesimo significa affermare che anche Mosè, Davide e altri Ebrei ottennero la salvezza senza battesimo. Noi oggi dobbiamo rispettare i comandamenti del Nuovo Patto e non quelli dell’Antico. Il battesimo è un atto necessario perché il N.T. lo richiede: la legge di Mosè non disse nulla al riguardo.

 

CRISTO E IL PERDONO DEI PECCATI

Il Signore predicò e operò brevemente (forse tre anni?) nella sola terra di Palestina, dove compì miracoli straordinari attestanti il suo potere divino, in specie quello di rimettere i peccati. A tal riguardo, Gesù agì in modi diversi. Vediamo qui solo un paio di casi.

In Mt 9:1-8 al paralitico non fu chiesto né di essere battezzato, né di credere, né di ravvedersi. Gesù gli rimise i peccati avendo notato quanta fede avessero lui e i suoi accompagnatori. Diversa fu la condizione richiesta al giovane ricco (cfr. Lc 18:18-30), cui fu detto di vendere tutti i suoi beni e di distribuirli ai poveri (il Signore aveva compreso che il ricco amava il denaro più di Dio). Si trattava, quindi, di una richiesta limitata a quel ricco e non di una regola universale di salvezza. In conclusione, a nessuno dovrebbe sfuggire che, durante il suo ministero terreno, Gesù impose condizioni diverse a persone distinte perché queste potessero ottenere le benedizioni richieste. In taluni casi, addirittura, nessuna benedizione fu richiesta dal peccatore.

Le cose cambiano definitivamente dopo la morte di Cristo, quando una nuova legge diviene effettiva. Da allora in avanti, le benedizioni spirituali del Signore sono impartite a tutti indistintamente in base ad un’unica condizione: l’ubbidienza al Vangelo. È così che, da allora e sino alla fine del presente sistema di cose – vale a dire sino al ritorno di Gesù –, il peccatore ha bisogno del battesimo per ottenere non solo la remissione dei peccati, ma il dono dello Spirito e l’inserimento nella Chiesa, il corpo di Cristo (At 2:38; Gal 3:27; At 2:47). Non v’è alcuna eccezione. Perché dunque preoccuparsi se Mosè, Davide o il ladrone furono salvati senza battesimo? Piuttosto, perché il peccatore non si chiede: «Che cosa debbo fare io per essere salvato» (At 2:37; 16:30)? Che cosa insegna la Bibbia circa la mia salvezza?

 

Arrigo Corazza