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IL COSTO DELLA FEDE (Luca 14:26-33)

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«Ora molta gente andava con lui; ed egli, rivolto verso la folla disse: “Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, e la moglie, i fratelli, le sorelle e persino la sua propria vita, non può essere mio discepolo. E chi non porta la sua croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo. Chi di voi, infatti, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolare la spesa per vedere se ha abbastanza per poterla finire?Perché non succeda che, quando ne abbia posto le fondamenta e non la possa finire, tutti quelli che la vedranno comincino a beffarsi di lui, dicendo:Quest’uomo ha cominciato a costruire e non ha potuto terminare. Oppure, qual è il re che, partendo per muovere guerra a un altro re, non si sieda prima a esaminare se con diecimila uomini può affrontare colui che gli viene contro con ventimila? Se no, mentre quello è ancora lontano, gli manda un’ambasciata e chiede di trattare la pace. Così dunque ognuno di voi, che non rinunzia a tutto quello che ha, non può essere mio discepolo”» (Lc 14:25-33).

 

* * *

 

Porsi al seguito di Gesù non è fatto indifferente nella vita di chi crede in lui, ma esige un prezzo da pagare e una croce da portare, come del resto accade in tanti aspetti della vita quotidiana, dove quasi nulla ci viene regalato.

Come spesso gli accadeva, il Signore descrisse la difficoltà della fede in lui facendo uso di parole crude, di netto stampo semitico: «Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, e la moglie, i fratelli, le sorelle e persino la sua propria vita, non può essere mio discepolo. E chi non porta la sua croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo» (Lc 14:26-27: qui “odiare” ha il senso di “preferire”).

L’amore di un cristiano per Cristo è assolutamente prioritario (Mc 12:29-30), al punto tale che gli sembra di dover “odiare” tutto e tutti. Portare la propria croce è tipico del discepolo di Gesù, visto che il Maestro ha portato la sua – certo assai più pesante di qualunque altra. Seguire Gesù è, allora, sinonimo di crocifiggere ogni altra cosa o persona per identificarsi in lui, con lui e per lui (Gal 2:20; 5:24).

Per spiegare bene il costo della sequela, Gesù usa due chiare illustrazioni: da un lato, quella del costruttore di una casa (Lc 14:28-30), dall’altro quella della preparazione in vista della battaglia (Lc 14:31-32). Nel primo caso, l’idea è che per essere produttivi e costruttivi occorre calcolare i costi prima di accingersi ad edificare. Ciò fatto, bisogna andare in fondo per finire la costruzione intrapresa, costi quel che costi. Nel secondo caso, la pratica militare insegna che, prima di entrare in guerra, è necessario calcolare con accuratezza tutti i possibili scenari e costi, dal momento che non si può vincere senza averne la forza.

Il Signore conclude descrivendo la triste condizione di chi non ha calcolato i costi (Lc 14:33). Dio non è secondo a niente e nessuno. Per amare Dio occorre pagare il prezzo più alto, assoluto: la nostra esistenza.

 

Arrigo Corazza