LA CHIESA NELLO SCHEMA DI REDENZIONE (SECONDO EFESINI)

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LA CHIESA NELLO SCHEMA DI REDENZIONE (SECONDO EFESINI)

24 settembre 2021

 

Se non avessimo altri scritti dell’apostolo Paolo, la lettera agli Efesini basterebbe a illustrare in modo chiaro e preciso che cosa sia necessario fare per ottenere la vita eterna. In effetti, questa lettera, che è già un capolavoro di per sé, è particolarmente utile per la comprensione del piano divino di redenzione nella storia, dato che Dio «vuole che tutti gli uomini siano salvati e vengano alla conoscenza della verità» (1Tm 2:4).

Il tema principale di Efesini è la chiesa, il coronamento dell’attività salvifica del Padre in Gesù Cristo. Il cristiano spera nella vita eterna promessa perché appartiene a Cristo e alla sua assemblea, la Chiesa.

Secondo Efesini, il disegno di salvezza può essere così riassunto: tutti sono chiamati dall’eternità (e quindi prima della creazione dei cieli e della terra) a partecipare della santità di Dio rivelata in Cristo e donata gratuitamente attraverso il suo spirito. In parole più semplici, tutti sono chiamati in Cristo a diventare santi e irreprensibili nell’amore. Nessuno è scelto da Dio per il male. Ma ognuno è scelto in Cristo per diventare figlio di Dio e vivere una vita di santificazione nel nome di Gesù. Questo è il dono divino di cui parla Efesini 2:8: la salvezza attraverso la fede in Cristo.

Ogni persona ha la possibilità di diventare cristiana attraverso il battesimo, che è la risposta di fede all’amorevole chiamata di Dio mediante il Vangelo (Rm 10:17; 2Ts 2:14). Ogni persona ha la possibilità di essere unito a Cristo e ad altri credenti nella chiesa, che è l’assemblea di Cristo, per proclamare la gloria di Dio.

 

UN BRANO ASSAI IMPORTANTE (Efesini 1:10)

«Ci ha fatto conoscere il mistero della sua volontà, secondo il disegno benevolo che aveva prestabilito dentro di sé, per realizzarlo quando i tempi fossero compiuti. Esso consiste nel raccogliere sotto un solo capo, in Cristo, tutte le cose: tanto quelle che sono nel cielo, quanto quelle che sono sulla terra».

Secondo Paolo, l’intera realtà cosmica è ricapitolata e ridotta a unità sotto il dominio di Cristo. Varie sono le traduzioni del raro anakephalaiòsasthai (ἀνακεφαλαιώσασθαι, solo due volte nel N.T.: qui e in Rm 13:9). La Nuova Riveduta lo rende con “raccogliere sotto un solo capo”.

Tre i significati possibili:

  • ricapitolare, riassumere, raccogliere. Tutte le realtà cosmiche (terrestri e celesti) sono ricapitolate e rese comprensibili solo in Cristo (vedi Rm 13:9);
  • rinnovare. La venuta di Cristo e la redenzione da lui offerta vivificano le realtà cosmiche cadute nel peccato e nella rovina;
  • dirigere. Cristo, nella pienezza dei tempi, ha ricevuto quella glorificazione che lo pone a capo di tutte le cose e della Chiesa. Egli dirige sia il cosmo sia la Chiesa.

Quindi, il capo della Chiesa è colui che:

  • riassume / ricapitola in sé tutto l’universo,
  • rinnova, ripropone la salvezza perduta dalle realtà cosmiche,
  • dirige sia l’intero universo sia la Chiesa a motivo dell’immensa glorificazione ricevuta da parte del Padre.

Cristo è capo su tutte le cose (1:22). L’intera realtà delle entità terrestri e celesti è investita dalla sua autorità. Il magnifico e potente capo di tutte le cose è anche l’unico capo della chiesa, che egli guida e dirige come nessun altro è in grado di fare.

 

UNITÀ

«Vi è un corpo solo e un solo Spirito, come pure siete stati chiamati a una sola speranza, quella della vostra vocazione. V’è un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo, un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, fra tutti e in tutti» (Ef. 4:4-6).

Il termine “unità” viene dal latino unus, “uno”. Nel N.T. “unità” (greco: enòtes) è usato soltanto due volte e solo in Efesini (4:13,13). Abbiamo visto come tutto si riduca a unità sotto Cristo. Perciò due popoli (Giudei e Gentili), divisi nel passato dalla legge mosaica, sono ora pacificamente uniti – in una specie di tertium genus, “terzo tipo o genere” – nella chiesa di Cristo (Ef 2:21-22). Secondo Paolo, questo costituisce il “mistero di Cristo” (Ef 3:4), nascosto nel corso della storia ma ora rivelato tramite lo Spirito Santo agli apostoli e profeti nella nuova era inaugurata da Gesù (Ef 3:3-7). Così il principio di unità ha un profondo significato in Efesini (4:4-6). Un solo Dio, un solo Spirito, una sola speranza (in Cristo), un solo battesimo (voluto da Cristo e non da alcuna chiesa), una sola fede (in Cristo), un solo corpo (la Chiesa) composto di Giudei e Gentili. Una sola è la relazione tra Cristo (l’unico Signore) e la sua Chiesa, così come unica è la relazione tra marito e moglie (Ef 5:22-33).

 

DIVISIONE DI EFESINI

Efesini può essere divisa nel modo seguente: dopo un breve prescritto (1:1-2) e un prologo / apertura di benedizione (eulogìa) per l’azione di Dio nella storia (1:3-14), vi sono due parti principali: la prima (1:15 – 3:21) offre il dato dottrinale per l’applicazione pratica descritta nella seconda parte (4:1 – 6:20).

La prima parte è dedicata al mistero di Dio in Cristo (la fondazione della Chiesa), mentre la seconda ha a che fare con la nuova vita in Cristo. Ciò spiega perché il linguaggio usato nella prima parte risulti contemplativo e parenetico (esortativo), mentre quello della seconda parte sia di natura più impositiva.

 

 IL PIANO DIVINO DI REDENZIONE: IL TEMA DELLA BIBBIA

Tutta la Bibbia parla del piano divino di redenzione, che ne è il tema principale. L’insegnamento paolino in Efesini ha analogie altrove nei suoi scritti (cfr. Rm 16:25-27; 2Tm 1:9-11). Vediamo ora questi due testi.

Romani 16:25-27.

«A colui che può fortificarvi secondo il mio vangelo e il messaggio di Gesù Cristo, conformemente alla rivelazione del mistero che fu tenuto nascosto fin dai tempi più remoti, ma che ora è rivelato e reso noto mediante le Scritture profetiche, per ordine dell’eterno Dio, a tutte le nazioni perché ubbidiscano alla fede, a Dio, unico in saggezza, per mezzo di Gesù Cristo sia la gloria nei secoli dei secoli. Amen».

2Timoteo 1:9-11.

«Egli ci ha salvati e ci ha rivolto una santa chiamata, non a motivo delle nostre opere, ma secondo il suo proposito e la grazia che ci è stata fatta in Cristo Gesù fin dall’eternità, ma che è stata ora manifestata con l’apparizione del Salvatore nostro Cristo Gesù, il quale ha distrutto la morte e ha messo in luce la vita e l’immortalità mediante il vangelo, in vista del quale io sono stato costituito araldo, apostolo e dottore».

Qui ci occuperemo esclusivamente dello schema di redenzione quale presentato da Paolo in Efesini, vedendo prima il significato della parola “chiesa” e poi quello della frase “schema di redenzione”.

 

LA CHIESA (EKKLESÌA) IN EFESINI

Secondo l’edizione critica di Nestle – Aland, ekklesìa ricorre 114 volte nel N.T. Ekklesìa ha una storia interessante nella tradizione greca, come si evince dalle trattazioni presenti nei migliori dizionari e commentari in questo campo di studi. Qui basterà dire che essa si può tradurre con “assemblea”, “assemblea di un gruppo di persone convocata per uno scopo preciso”, civico (At 19:39) o religioso (1Cor 1:2).

Nella tradizione anglosassone, piuttosto che ekklesìa è stata preferita un’altra parola greca kyriakòn (“[casa] del Signore”) per indicare un luogo di adorazione. Da kyriakòn deriva l’inglese church, il tedesco kirke, lo svedese kyrka, e l’olandese kerk (tutte dall’antico anglosassone cirice, circe).

Nella tradizione latina si è invece semplice translitterato il termine ekklesìa. Pertanto, ecclèsia è alla base dell’italiano chiesa, dello spagnolo iglèsia, del francese eglise, del portoghese igrèja. Nel mondo latino, però, l’idea generale di “chiesa” non ha nulla a che spartire con l’atto della riunione, dello stare insieme quale popolo di Dio. Di là dal solito significato di “edificio”, la chiesa è identificata con un’organizzazione religiosa molto potente e invasiva che influenza pesantemente la vita e il comportamento delle società. È così che il concetto biblico di “chiesa” quale “assemblea” è stato negletto e distorto per molti secoli, con grave danno spirituale.

In Efesini, ekklesìa ricorre solo nove volte (1:22; 3:10, 21; 5:23, 24, 25, 27, 29, 32) e non indica mai la chiesa locale. Queste citazioni concludono la trattazione di tre interessi specifici dell’apostolo. Vediamole brevemente nell’ordine.

Efesini 1:22-23.

«Ogni cosa Dio ha posta sotto i piedi di Cristo e lo ha dato per capo supremo alla chiesa, che è il corpo di lui, il compimento di colui che porta a compimento ogni cosa in tutti». Καὶ πάντα ὑπέταξεν ὑπὸ τοὺς πόδας αὐτοῦ καὶ αὐτὸν ἔδωκεν κεφαλὴν ὑπὲρ πάντα τῇ ἐκκλησίᾳ, ἥτις ἐστὶν τὸ σῶμα αὐτοῦ, τὸ πλήρωμα τοῦ τὰ πάντα ἐν πᾶσιν πληρουμένου.

Dopo la lunga e articolata sezione di 1:3-14, Paolo offre una benedizione (eulogia) al Padre per l’opera redentiva di Gesù Cristo, suo Figlio. Gesù Cristo è il capo di tutte le realtà esistenti, tanto in cielo quanto sulla terra; è la pienezza di tutte le cose. Un capo così potente (il pantokràtor caro alla tradizione greca, l’omnipotens della cultura latina) è anche il capo della chiesa, che è la sua pienezza (plèroma).

Efesini 3:8-11.

«A me, dico, che sono il minimo fra tutti i santi, è stata data questa grazia di annunziare agli stranieri le insondabili ricchezze di Cristo e di manifestare a tutti quale sia il piano seguito da Dio riguardo al mistero che è stato fin dalle più remote età nascosto in Dio, il Creatore di tutte le cose … affinché i principati e le potenze nei luoghi celesti conoscano oggi, per mezzo della chiesa, la infinitamente varia sapienza di Dio, secondo il disegno eterno che egli ha attuato mediante il nostro Signore, Cristo Gesù» (Ef 3:8-11).

Alla chiesa è stato dato il compito primario e onorevole di annunciare la sapienza e la gloria di Dio a tutta la creazione, persino ai principati e alle potenze nei luoghi celesti.

Efesini 3:20-21.

«Ora a colui che può, mediante la potenza che opera in noi, fare infinitamente di più di quel che domandiamo o pensiamo, a lui sia la gloria nella chiesa, e in Cristo Gesù, per tutte le età, nei secoli dei secoli. Amen».

La gloria di Dio è rivelata nella Chiesa e in Cristo Gesù.

Efesini 5:25-33.

«Mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la chiesa e ha dato se stesso per lei, per santificarla dopo averla purificata lavandola con l’acqua della parola, per farla comparire davanti a sé, gloriosa, senza macchia, senza ruga o altri simili difetti, ma santa e irreprensibile. Allo stesso modo anche i mariti devono amare le loro mogli, come la loro propria persona. Chi ama sua moglie ama se stesso. Infatti nessuno odia la propria persona, anzi la nutre e la cura teneramente, come anche Cristo fa per la chiesa, poiché siamo membra del suo corpo. Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diverranno una carne sola. Questo mistero è grande; dico questo riguardo a Cristo e alla chiesa. Ma d’altronde, anche fra di voi, ciascuno individualmente ami sua moglie, come ama se stesso; e altresì la moglie rispetti il marito».

L’amore esistente tra marito e moglie deve essere uguale all’amore che Cristo ha mostrato alla chiesa. Questo grande “mistero” (l’amore di Cristo per la chiesa) è stato finalmente rivelato agli uomini.

 

LO SCHEMA DI REDENZIONE

Questa frase non ricorre testualmente (parola per parola, verbatim) nel N.T., ma il concetto è ben presente. Si tratta dello sviluppo nella storia umana del vario e molto articolato disegno divino rivolto alla salvezza di tutti. In Efesini quest’idea di salvezza è presentata con quattro parole: elezione, mistero, scopo, luoghi celesti.

– ELEZIONE (Ef 1:3-5).

«Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che ci ha benedetti di ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo. In lui ci ha eletti prima della creazione del mondo perché fossimo santi e irreprensibili dinanzi a lui, avendoci predestinati nel suo amore a essere adottati per mezzo di Gesù Cristo come suoi figli, secondo il disegno benevolo della sua volontà».

In questi versetti, sei elementi debbono essere sottolineati nel progetto divino di salvezza fin dall’eternità:

  • l’elezione;
  • l’elezione in Cristo;
  • l’elezione «prima della creazione del mondo»;
  • l’elezione ai fini di una precisa condotta morale («santi e irreprensibili»);
  • l’elezione per diventare figli di Dio grazie all’adozione in Cristo Gesù;
  • l’elezione che adempie il disegno benevolo della sua volontà.

Questo è il solo luogo in Efesini che si riferisca all’idea dell’elezione. Non solo: è l’unico in tutto il corpus paulinum che citi un’elezione in Cristo (“in lui”, greco: en autò). La predestinazione che Paolo introduce qui non insegna la preesistenza delle anime ma solo che il destino di ciascuna creatura umana è legato a Cristo dall’eternità.

 

– MISTERO (Ef 1:9; 3:3,4,9; 5:32; 6:19).

«Egli ci ha fatto conoscere il mistero della sua volontà, secondo il disegno benevolo che aveva prestabilito dentro di sé» (Ef 1:9).

«Per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero, di cui più sopra vi ho scritto in poche parole; leggendole, potrete capire la conoscenza che io ho del mistero di Cristo. Nelle altre epoche non fu concesso ai figli degli uomini di conoscere questo mistero, così come ora, per mezzo dello Spirito, è stato rivelato ai santi apostoli e profeti di lui; vale a dire che gli stranieri sono eredi con noi, membra con noi di un medesimo corpo e con noi partecipi della promessa fatta in Cristo Gesù mediante il vangelo» (Ef 3:3-6).

Il greco mystèrion (“mistero”) è collegato al verbo myèo, “chiudere” (vedi l’italiano “miopia”, difetto visivo che si scopre quando chi ne è affetto chiude gli occhi per meglio focalizzare). Mistèryon divenne una sorta di termine esoterico (segreto, nascosto) per indicare qualcosa che:

  • si è udito ma che non può essere rivelato ad altri,
  • non può essere espresso compiutamente,
  • non è accessibile al pensiero umano a meno che Dio non lo riveli.

Nel N.T. mistèryon ricorre 28 volte (Mt 13:11; Mc 4:11; Lc 8:10; Rm11:25; 16:25; 1Cor 2:1, 7; 4:1; 13:2; 14:2; 15:51; Ef 1:9; 3:3,4,9; 5:32; 6:19; Col 1:26f; 2:2; 4:3; 2Ts 2:7; 1Tm 3:9,16; Ap 1:20; 10:7; 17:5), di cui 21 nelle lettere di Paolo.

Il mystèrion può essere compreso dal credente grazie alla fede, perché Dio lo rivela (Rm 16:25-27). L’oggetto del mystèrion può essere dedotto dal contesto (per esempio, in Col 1:27 esso è Cristo predicato ai Gentili).

 

APPROFONDIMENTO: MYSTÈRION IN EFESINI

Ricorre 6 volte (Ef 1:9; 3:3,4,9; 5:32; 6:19). Vediamole brevemente.

  • Efesini 1:9-10.

Qui il mistero è la ricapitolazione di tutte le cose in Cristo.

  • Efesini 3:3,4,9.

Qui il mistero è il segreto della sua volontà, rivelato dallo Spirito Santo ai suoi ministri (apostoli e profeti) che ha il dovere di manifestarlo a tutti (vedi anche 6:19). Il mistero è che i Gentili sono coeredi (synkleronòma, συγκληρονόμα), membra del medesimo corpo (la chiesa: sýssoma, σύσσωμα), compartecipi della promessa in Cristo Gesù (symmètoka, συμμέτοχα).

  • Efesini 5:32.

Qui il mistero è la relazione d’amore tra Cristo e la chiesa. Circa Ef 5:32, bisogna notare che esso fu usato erroneamente per giustificare il sacramento cattolico del matrimonio, giacché mystèrion fu tradotto in latino con sacramentum. Ma il pensiero di Paolo qui non ha nulla a che spartire con l’idea cattolica di “sacramento”.

 

– SCOPO, PROPOSITO, DISEGNO (Ef 1:11; 3:11).

«In lui siamo anche stati fatti eredi, essendo stati predestinati secondo il proposito di colui che compie ogni cosa secondo la decisione della propria volontà» (Ef 1:11).

« … secondo il disegno eterno che egli ha attuato mediante il nostro Signore, Cristo Gesù» (Ef 3:11).

 

Qui “scopo” traduce il greco pròthesis (12 volte nel N.T.) che vale:

  • presentazione (Mt 12:4; Mc 2:26; Lc 6:4; Eb 9:2);
  • scopo (At 11:23; 27:13);
  • intenzione, decreto, deliberazione (Rm 8:28; 9:11; 1Cor 8:3; Ef 1:11; 3:11; 2Tm 1:9).

Il disegno divino è eterno e trova compimento in Gesù Cristo. Nessun’altra persona o autorità ha nulla a che fare con tale proposito. Bisogna fare molta attenzione a non seguire altra fonte di salvezza che non sia Gesù Cristo.

 

– LUOGHI CELESTI (Ef 1:3,20; 2:6; 3:10; 6:12).

Il concetto di redenzione può essere visto nell’espressione “luoghi celesti” (en tois epouràniois, ἐν τοῖς ἐπουρανίοις). Infatti è:

  • in cielo che la salvezza dell’uomo fu decisa e programmata;
  • dal cielo venne il Cristo;
  • al cielo sono destinati i peccatori pentiti (i quali rispondono a una chiamata celeste e vivono secondo principi etici celesti);
  • è in cielo che Cristo siede alla destra di Dio, e coloro che credono in lui sono risuscitati e seduti nei luoghi celesti con lui («ci ha risuscitati con lui e con lui ci ha fatti sedere nel cielo in Cristo Gesù», Ef 2:6).

«Il nostro combattimento non è contro sangue e carne ma contro i principati, contro le potenze, contro i dominatori di questo mondo di tenebre, contro le forze spirituali della malvagità, che sono nei luoghi celesti», (Ef 6:12): nei luoghi celesti vi sono potenze e principati (anche di natura maligna) che vengono informati dalla chiesa circa l’infinitamente varia sapienza di Dio («affinché i principati e le potenze nei luoghi celesti conoscano oggi, per mezzo della chiesa, la infinitamente varia sapienza di Dio», Ef 3:10). Ciò magnifica l’importanza e il ruolo della chiesa, che trascendono i confini umani.

 

CONCLUSIONI E APPLICAZIONI PRATICHE

La grandezza di Dio, il suo accorto amore e aiuto verso tutte le genti (Gv 3:16) sono la base della fede in lui. È di vero incoraggiamento per coloro che cercano la verità e la salvezza eterna (1Tm 2:4) sapere che egli si preoccupa costantemente di loro attraverso il suo unigenito Figlio Gesù Cristo, che è il signore dell’universo. Gesù non è come i dittatori o le grandi celebrità di questo mondo, che, prima o dopo, sono spariti o spariranno inghiottiti dalla storia. Egli è l’Onnipotente che governa per sempre le realtà cosmiche. In lui tutte le cose sono poste sotto un unico capo. Cristo può salvare tutti senza distinzione, a patto che vi sia il ravvedimento e il ricongiungimento a lui secondo i principi di unità stabiliti dal Padre (Ef 4:3-4).

Egli ha cura di tutti i credenti attraverso la chiesa. Ed è proprio nella chiesa che i cristiani secondo il N.T. possono e debbono crescere – in amore e verità – alla sua altezza. A tale scopo Gesù ha compiutamente equipaggiato / dotato i santi, concedendo loro alcuni doni preziosi (Ef 4:7-9) e un’invincibile armatura (“panoplia”, Ef 6:13-17).

Con tutto questo in mente, i cristiani dovrebbero gioire pensando che sempre, in ogni circostanza, sono al sicuro perché non sono soli ma con Dio in Cristo Gesù. È una grave disgrazia quando i cristiani non apprezzano più o non apprezzano adeguatamente la presenza del Signore nelle loro esistenze. Attraverso la Bibbia, lo Spirito Santo – che è il sigillo della salvezza promessa in Cristo (Ef 1:13-14) –, aiuta i cristiani a comportarsi come devono agli occhi del Signore.

La nuova creatura in Cristo ha una mentalità completamente rinnovata, che determina:

  • un approccio nuovo verso tutto ciò che capita a lui e al prossimo,
  • un nuovo desiderio di fare il meglio per la predicazione del vangelo,
  • un nuovo e infinito amore per la Chiesa (seguendo in questo l’esempio di Cristo che ha tanto amato la Chiesa da dare se stesso per lei),
  • una nuova visione dei rapporti domestici – sia nella Chiesa, sia nella propria famiglia.

I cristiani dovrebbero sentirsi onorati di essere parte di una tale e meravigliosa opera di redenzione ideata e adempiuta dal Padre nel corso della storia umana. Inoltre, i cristiani dovrebbero sentirsi estremamente privilegiati di diffondere il vangelo per la gloria di Dio e la salvezza dell’umanità.

 

Arrigo Corazza