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LA FAMIGLIA DI GESÙ, LA PRIMA CUI APPARTENERE

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È ben noto come l’essere umano avverta fortemente il vincolo della parentela. Questo sentimento dovrebbe essere tanto più vero e sentito quando si parla della famiglia di Gesù Cristo. Il N.T. insegna in modo inequivocabile che chiunque, in ogni tempo e luogo, può appartenere alla cerchia del Signore, diventandone non solo discepolo, ma anche fratello e amico. Qui di seguito ci proponiamo di esaminare brevemente come ciò possa accadere. In buona sostanza, vedremo che non è affatto difficile diventare parte della famiglia di nostro Signore.

 

LA FAMIGLIA CARNALE DI GESÙ

Al pari di altri, anche il Signore Gesù ebbe la gioia di avere una famiglia, peraltro numerosa: in tal senso, difatti, l’unione tra Giuseppe e Maria fu ampiamente benedetta da Dio. Infatti, le fonti neotestamentarie ci fanno sapere che Gesù ebbe un padre putativo, Giuseppe (essendo egli Figlio di Dio), una madre, Maria (rimasta incinta di lui per virtù dello Spirito Santo: Mt 1:18), quattro fratelli (Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda: Mt 13:55) ed almeno due sorelle (innominate: Mt 13:56). Non interessa qui discutere nuovamente l’annoso e mal posto problema dei fratelli e delle sorelle carnali di Gesù; basta scrollarci di dosso il fardello della tradizione cattolica, che di fatto ha annullato questa realtà biblica parlando di altre soluzioni inverosimili (quali quella secondo cui si tratterebbe “cugini”), e tornare alle fonti neotestamentarie, le uniche degne di fede ai fini di una ricostruzione scientificamente attendibile della vita del Signore Gesù nel contesto del mondo greco-romano del I sec. d.C.

 

LA FAMIGLIA SPIRITUALE DI GESÙ

Oltre alla famiglia carnale – per forza di cose ristretta al nucleo di cui sopra –, in realtà il Signore Gesù può vantare una famiglia spirituale immensa, composta di tutti i suoi discepoli, i quali sono figli di Dio per adozione, fratelli suoi e di tutti gli altri discepoli. Tre esempi tratti dal N.T. ci guideranno alla scoperta di questa famiglia: Lc 8:19-21; Lc 11:27-28 e Mt 12:46-50. Analizziamoli concisamente nell’ordine.

 

LC 8:19-21: IL TESTO

«Sua madre e i suoi fratelli vennero a trovarlo; ma non potevano avvicinarlo a motivo della folla. Gli fu riferito: “Tua madre e i tuoi fratelli sono là fuori, e vogliono vederti”. Ma egli rispose loro: “Mia madre e i miei fratelli sono quelli che ascoltano la Parola di Dio e la mettono in pratica”».

LC 8:19-21: L’ANALISI

In un momento cruciale della sua buona predicazione, quando cioè la direzione del Signore è rivolta a Gerusalemme, verso la passione, sua madre e i suoi fratelli (nulla più si dice di Giuseppe nei resoconti evangelici) gli rendono visita. Tuttavia, la grandezza e la pressione della folla impediscono il contatto tra Gesù e i suoi. Gli giunge notizia che la madre e i fratelli sono là e desiderano vederlo. Ci saremmo aspettati, come si narra altrove nei Vangeli, che Gesù desse ordine di sgombrare la folla e di permettere l’incontro. Invece, l’occasione è per lui assai propizia onde insegnare una delle verità di maggior respiro dell’intera Bibbia, uno di quei capisaldi intorno ai quali è possibile costruire la propria vita. Scavalcando tutte le pregiudiziali e priorità della vita carnale (“la famiglia”, “prima la famiglia” …), il Signore spalanca le porte del Regno agli astanti di allora e a noi che leggiamo: la vera famiglia di Gesù è composta di altre persone, ossia di chi ascolta la Parola di Dio e la mette in pratica.

Ascoltare la Parola di Dio – In un Paese quale il nostro in cui la conoscenza della Parola di Dio è davvero rara, queste parole di Gesù fanno male, e danno a pensare. Nello sbandamento generale e diffuso che contraddistingue la religiosità odierna in Italia, dove non si sa più da che parte andare e, di conseguenza, cosa fare, “ascoltare la Parola di Dio” costituisce un primo e fondamentale passo. Senza ombra di dubbio, da Lc 8:21 si capisce che occorre “ascoltare”, e ascoltare solo “la Parola di Dio”. Se è vero che Gesù non proibisce esplicitamente di ascoltare la voce di un concilio, di un sinodo, di un Papa, è però altrettanto vero che, esortando ad ascoltare solamente la Parola di Dio – che è una ed una soltanto –, egli esclude di fatto che si ubbidisca alla voce di un concilio, di un sinodo, di un Papa …

A ben guardare, si tratta del principio cardine nell’interpretazione biblica (oltre a quello per cui la Bibbia si interpreta con la Bibbia): non si deve aggiungere a ciò che è scritto, ed occorre limitarsi ai confini stabiliti dallo Spirito Santo. Bisogna essere molto cauti: chi aggiunge alla Parola di Dio compie un peccato di lesa maestà divina, e a tempo debito ne pagherà le dure conseguenze (Ap 22:18-19); chi aggiunge alla Parola di Dio crea confusione e, di conseguenza, dà vita ad eresie / divisioni / partiti; chi aggiunge alla Parola di Dio mette a repentaglio la vita della Chiesa, che è il corpo di Cristo, e guasta la Chiesa, che è anche il Tempio di Dio: per tutto ciò Dio guasterà lui, senza alcuna pietà (1Cor 3:16-23).

Tornando alla triste realtà spirituale che ci sta intorno, non è difficile notare che ciascuno “ascolta” chi gli pare o cosa gli pare (in definitiva, ciascuno di noi è servo del proprio padrone e lo dimostra nella sua esistenza). La tipologia di tali ascolti è molto varia, e si può sostanzialmente riassumere qui in due orientamenti di fondo: il primo, e più diffuso, ritiene che la voce della “coscienza” sia tutto, il giudice assoluto della vita (ma cosa significa “coscienza”?); il secondo, anch’esso abbastanza solido, vede “nell’uomo di Dio” di turno l’espressione tangibile della “verità”, che va pertanto seguita senza alcuna condizione.

Dunque, chi ascolta la voce del Signore, oggi, nella povera Italia che non conosce la Bibbia? È proprio così difficile ascoltare la voce del Signore? Certamente sì, se non si spiega che la Parola del Signore è la Bibbia, e che la Bibbia dice tutto quel che occorre ai fini della salvezza eterna: Gesù è la Parola di Dio (Gv 1:1-18), la Parola di Dio incarnata, che ha portato la grazia e la verità.

Compito preciso del discepolo di Cristo, del cristiano che ha conosciuto ed apprezzato il Vangelo, è far capire agli altri, è rendere noto che la buona volontà d’ascoltare e il desiderio di fare per com-piacere Dio passano esclusivamente attraverso la Bibbia, che è Parola del Signore che mai tradisce o abbandona, ma che vive in eterno (1Pt 1:25 e Is 40:6-8). V’è una bellissima affermazione di Paolo a proposito della fede: e cioè che «la fede viene da ciò che si ascolta, e ciò che si ascolta viene dalla Parola di Cristo» (Rm 10:17). Quindi, l’ascolto della Parola di Cristo genera la fede: questo solo conta. Tutto il resto va messo da parte, ripudiato quale parte di un mondo non rigenerato da Dio e votato alla distruzione.

Mettere in pratica la Parola di Dio – Questa seconda parte di Lc 8:21 è tanto importante quanto la prima (“ascoltare la Parola di Dio”). Occorre sgombrare il campo da ogni possibile equivoco e predicare francamente che non può esistere alcuna fede senza la pratica della fede stessa. Il N.T. esorta a considerare questa realtà indiscutibile e assolutamente coerente con la vita e l’opera di nostro Signore: «Non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e in verità» (1Gv 3:18; vedi, inoltre, Mt 25:41-45; Gal 5:13; Ef 4:15; 1Ts 1:3; Gc 2:15-16;1Pt 1:22). Il Signore ha dimostrato cosa significhi amare con i fatti e in verità; il credente secondo il Nuovo Patto deve fare altrettanto. Con le parole e con la lingua si edificano fantastiche costruzioni, si fanno volare gli asini; ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Essere discepoli di Cristo, suoi fratelli e amici, esige di vivere quotidianamente la fede nel Signore seguendo amorevolmente la sua verità, senza deviare né a destra né a sinistra, ma andando dritti verso la mèta finale della fede: la salvezza dell’anima, il gioioso incontro con Dio nella vita eterna (1Pt 1:9; 1Gv 3:2).

 

LC 11:27-28: IL TESTO

«Mentre Gesù diceva queste cose, dalla folla una donna alzò la voce e gli disse: “Beato il grembo che ti portò e le mammelle che tu poppasti!”. Ma egli disse: “Beati piuttosto quelli che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica!».

LC 11:27-28: L’ANALISI

In un Paese quale il nostro, dominato dall’esasperazione della figura materna (esito di una concezione religiosa incentrata sulla devozione verso Maria la madre di Gesù o viceversa?), fanno pensare queste ficcanti e straordinarie parole di Gesù, introdotte dalla particella greca asseverativa e correttiva menoùn (“piuttosto”). Dunque, in un Paese in cui la mamma è sempre la mamma, in cui le reliquie hanno avuto una presenza e un ruolo assolutamente fuori del comune (si pensi che a Roma, da qualche parte, si sostiene assurdamente di possedere un’ampolla con l’alito della Madonna e con i resti del suo latte per il bambino Gesù …), che valore possono avere le affermazioni di nostro Signore?

Alla donna, che in mezzo alla folla, si leva eccitata a beatificare il grembo che ha ospitato Gesù e le mammelle che lo hanno allattato, Cristo risponde come nessuno avrebbe mai potuto neppure minimamente pensare né allora né mai. Questa è davvero Parola di Dio! Egli stravolge, di nuovo, tutti i canoni umani e propone la realtà dello Spirito: beata non è solo e non tanto Maria sua madre (che pure beata viene chiamata in Lc 1:48), quanto piuttosto chiunque ascolta la Parola di Dio e la mette in pratica. Siamo ai vertici della fede, della carità per Dio e per il prossimo, siamo nella divinità, nella perfezione assoluta dei concetti e della pratica religiosa. Quale lezione per il mondo!

Non è questo il luogo per dilungarsi sul concetto di “beatitudine” nel N.T. Qui basterà dire che “beato” (greco: makàrios) è chi si trova nello stato di pace, di riconciliazione, di serenità che consegue alla conoscenza dei valori e della realtà dello Spirito e del Regno di Dio. Anche questo, se vogliamo, è il vertice della vita di una creatura umana. E a questa vetta – la beatitudine – occorre puntare per il godimento della vita eterna.

 

MT 12:46-50: IL TESTO

«Mentre Gesù parlava ancora alle folle, ecco sua madre e i suoi fratelli che, fermatisi di fuori, cercavano di parlargli. E uno gli disse: “Tua madre e i tuoi fratelli sono là fuori che cercano di parlarti”. Ma egli rispose a colui che gli parlava: “Chi è mia madre, e chi sono i miei fratelli?”. E, stendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: “Ecco mia madre e i miei fratelli! Poiché chiunque avrà fatto la volontà del Padre mio, che è nei cieli, mi è fratello e sorella e madre”».

MT 12:46-50: L’ANALISI

È chiaro come questo brano e Lc 8:19-21 raccontino il medesimo episodio. Rispetto a Lc 8:19-21 notiamo però alcune significative differenze, degne di essere esaminate a complemento e conclusione di quanto già detto in precedenza. Gesù stende la mano verso i suoi discepoli, che diventano suoi fratelli quando fanno la volontà del Padre. Già Mt 7:21, introducendo il triste soggetto dei falsi profeti, che dicono e fanno in nome di Gesù pur non avendone autorità, aveva fatto notare che occorre fare la volontà del Padre celeste.

 

CONCLUSIONI

Non dobbiamo perdere l’occasione di avvicinarci a Dio attraverso il Signore, di appartenere all’immensa famiglia di Gesù. Questa famiglia è composta di credenti in lui, che lo amano e che amano, di conseguenza, altri credenti. Tale è la comunione dei santi, cioè dei cristiani; tale è la splendida esperienza di vita comunitaria in Cristo Gesù.

 

Arrigo Corazza