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L’INCONTRO TRA GESÙ E NICODEMO

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«Nicodemo venne di notte da Gesù e gli disse: “Rabbì, noi sappiamo che tu sei un dottore venuto da Dio; perché nessuno può fare questi miracoli che tu fai, se Dio non è con lui”. Gesù gli rispose: “in verità, in verità ti dico che se uno non è nato di nuovo non può vedere il regno di Dio … se uno non è nato d’acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio» (Gv 3:2-3,5).

* * *

Se non viene illuminato dalla rivelazione di Dio, l’uomo nulla può sperare di ottenere. Lasciato a se stesso, è prigioniero dei suoi orizzonti carnali, è destinato alla morte. Solo Dio può salvarlo in Cristo Gesù. La nuova nascita, con il battesimo e la conseguente vita secondo i dettami dello Spirito, è il primo passo verso la salvezza finale.

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INTRODUZIONE

Nicodemo, uno dei capi dei Giudei, incontra Gesù di notte per capire chi egli sia. I credenti di ogni tempo e luogo hanno sempre amato profondamente la frase che, nella circostanza, Gesù rivolge a Nicodemo: «in verità, in verità ti dico che se uno non nasce di nuovo non può vedere il Regno di Dio» (Gv 3:3). Nascere di nuovo (o nascere dall’alto, come vedremo più avanti) è il tema principale del Nuovo Patto stipulato mediante il sangue di Cristo: per sperimentare il Regno di Dio è assolutamente necessario nascere di nuovo, dall’alto, e continuare a vivere secondo la volontà dello Spirito.

Il brano di Gv 3:3 si inserisce molto bene non solo nell’intero messaggio del N.T., ma anche e in specie nell’orizzonte specifico del Vangelo di Giovanni, che può essere così riassunto: la Parola di Dio divenne carne per rivelare la volontà del Padre e per morire sulla croce in modo da salvare i peccatori (Gesù è l’antìtipo del serpente di bronzo levato nel deserto da Mosè, dietro impulso divino, per guarire gli Israeliti morsi dai serpenti: Nm 21:4-9; Gv 3:14-15).

La salvezza esige una vita seria, disciplinata, fondata sullo Spirito di Dio: questo tipo di esistenza non è semplice in un mondo che non conosce Dio. Chi nasce di nuovo, dall’alto, dal momento del battesimo sino al momento della chiamata finale, deve far sì che le cose spirituali prevalgano su quelle materiali. In altre parole, la nuova nascita comincia con il battesimo e si snoda, mossa da speranza, felicità, ubbidienza, perseveranza e fedeltà, sino alla fine. Tale è la richiesta divina nei confronti di chi crede: una vita piena di fede, una vita guidata dallo Spirito di Dio. Tutti questi comportamenti nel Regno non possono essere in alcun modo disgiunti dalla carità, giacché proprio la carità (agàpe) ha spinto il Padre a donare il proprio Figlio (Gv 3:16; cfr. 1Gv 4:9-10). Gesù Cristo, la Parola di Dio, è vita eterna, è l’unico in grado di portarci nel Regno di Dio Padre.

Tutto ciò è possibile solo se si passa attraverso la nuova nascita e se le questioni spirituali saranno al primo posto nella nostra vita (Mt 6:33), per la semplice ragione che amiamo la gloria di Dio più di ogni altra cosa o persona.

 

NICODEMO

È sicuramente uno dei personaggi più famosi della Bibbia. Compare solo nel Vangelo di Giovanni, e solo tre volte: qui in Gv 3, poi in 7:50-53 e, da ultimo, in 19:39-42. Dopo aver dialogato con Gesù (Gv 3:1-21), Nicodemo tenta invano di difenderlo dai Giudei (Gv 7:50). In occasione della sepoltura del Signore, accudisce il suo corpo insieme a Giuseppe d’Arimatea. Stando alle fonti bibliche, è impossibile capire se sia mai diventato cristiano: si può notare solo una sorta di progressivo suo interesse nei confronti del Cristo, ma nulla di più.

La tradizione ha fatto di Nicodemo un pauroso ed ottuso, perché si reca da Gesù di notte per porgerli alcune domande. Forse non è proprio così: la visita notturna non significa necessariamente che avesse paura (sono state avanzate altre plausibili spiegazioni, tra cui quella che la notte fosse il momento più propizio per le discussioni religiose); inoltre, Nicodemo tutto sembra fuorché stupido. Al contrario, sembra assai interessato a conoscere più a fondo la personalità di Gesù. Infatti, non arriva per caso all’incontro con il Maestro: deve aver perseguito con una certa caparbietà l’occasione di vederlo, perché riconosce il fatto che Gesù viene da Dio e vuole davvero saperne di più. Il suo è lo stesso problema che molti hanno quando si trovano al cospetto di Gesù: la loro mentalità è così “incapsulata” negli schemi del mondo (vedi Rm 12:2) che assai difficilmente riescono a penetrare ed accettare l’originalità della rivelazione. Chi nasce di nuovo, dall’alto, deve far sì che le cose spirituali prevalgano su quelle materiali.

 

GIOVANNI 3:1-21

La sezione che intendiamo qui analizzare brevemente, comincia propriamente in Gv 2:23-25, dove viene detto che Gesù non si fidava di coloro che lo avevano visto compiere i segni (tà sèmeia, in greco) a Gerusalemme, in occasione della Pasqua, giacché Gesù conosceva quel che era nell’uomo. Proprio un uomo, Nicodemo, va a cercare Gesù (Gv 3:1). Secondo Gv 3:2, egli deve far parte del gruppo di coloro che avevano visto i segni straordinari del Signore. Molto probabilmente, Nicodemo è spinto verso Gesù dai segni. Questa, tuttavia, non è la fede che Iddio esige: è una fede di tipo carnale (vedi sotto). La vera fede non riposa sui miracoli, ma sull’amore più genuino e puro per il Figlio di Dio. Il quale si dimostra molto riservato verso credenti siffatti: come il Padre, anche il Figlio esige una fede ben più profonda (vedi Gv 8:31-59). Sapendo bene che cosa l’uomo ricerchi, Gesù non si fida dell’uomo. Se esaminiamo la predicazione di Gesù nel suo sviluppo, notiamo che dapprincipio molti credono, ma Gesù non si fida di loro; alla fine del suo ministero, le cose si capovolgono: la quasi totalità non crede al Figlio di Dio, che morirà praticamente da solo. Al solito, Gesù coglie nel segno, e fa bene a non fidarsi dell’uomo. L’uomo: se non viene illuminato dalla rivelazione di Dio, nulla può sperare di ottenere. Lasciato a se stesso, è destinato alla morte. Solo Dio può salvarlo in Cristo Gesù.

 

TRE PAROLE CHIAVE

Nella sezione ricorrono tre parole principali che possono avere un duplice significato (se così fosse, ci troveremmo in presenza di una specie di voluta ambiguità da parte di Giovanni). Esse sono:

ànothen (“di nuovo” o “dall’alto”);

ghennào (“generare” spiritualmente o carnalmente);

pnèuma (“spirito”, “vento”).

Queste tre parole chiave, cruciali per il corretto intendimento del brano, presuppongono che una stessa realtà possa essere compresa dal punto di vista sia spirituale, sia carnale.

Sappiamo quanto l’uomo possa rimanere prigioniero del livello carnale; pertanto, se desidera essere credente secondo la volontà di Dio, deve passare al livello più alto, quello spirituale. Solo Dio può aiutarlo ad ascendere allo stato spirituale necessario per entrare nel Regno e per ottenere la salvezza – e tutto questo avviene attraverso la rivelazione di Dio in Cristo. Lasciato a se stesso, l’uomo è prigioniero dei suoi orizzonti carnali.  Per aprirsi al mondo di Dio, gli è indispensabile il potere dello Spirito (Gv 3:8).

 

LA NUOVA NASCITA: TRE ELEMENTI

Per essere tale, la nuova nascita esige la presenza e fusione di tre componenti:

– l’origine da Dio;

– il dono (grazia) offerto da Dio a tutti i credenti battezzati;

– un cambio drastico e completo (essere nato di nuovo implica una ripartenza totalmente nuova rispetto al passato).

 

ÀNOTHEN: NATO DI NUOVO O DALL’ALTO?

Dobbiamo ora soffermarci sulla parola greca ànothen, cruciale per la giusta comprensione di Gv 3. Ànothen ricorre solo 17 volte nel N.T.: è un avverbio di luogo (“dall’alto”) e di tempo (“dall’inizio”, “di nuovo”). In Gv 3:3 il lettore è chiamato a scegliere tra i due significati. La storia dell’interpretazione del brano dimostra che gli studiosi si sono divisi equamente sui due significati. Si potrebbe però pensare ad una terza possibilità: quella di combinare i due sensi, sì da avere una nuova nascita dall’alto. Se così fosse, allora Giovanni sarebbe stato volutamente ambiguo, sfruttando appieno le potenzialità di ànothen.

Ora, poiché l’interpretazione della Bibbia non è monopolio del potere ecclesiastico, ma è il risultato della Bibbia che interpreta se stessa, il doppio significato nascere di nuovo dall’alto non è da scartare, anzi è possibile, specialmente se visto alla luce dell’insegnamento totale del N.T., secondo cui la rigenerazione dell’uomo può provenire soltanto da Dio, cioè dal Cielo.

 

LA NECESSITÀ DEL BATTESIMO

Occorre ora esaminare brevemente un paio di punti fondamentali:

– la nuova nascita non è un’opzione;

– la nuova nascita richiede il battesimo, secondo il comando del Signore Gesù.

La nuova nascita non è un’opzione: così dicendo non facciamo altro che ripetere le parole di Cristo: «In verità, in verità ti dico che se uno non è nato di nuovo non può vedere il Regno di Dio» (Gv 3:2). Non si può “vedere” il Regno, se non si nasce di nuovo, senza la rigenerazione spirituale voluta dall’alto, da Dio.

Del pari, dicendo che la nuova nascita richiede il battesimo, non facciamo altro che applicare le parole di Cristo: «In verità, in verità ti dico che se uno non è nato di acqua e di Spirito non può entrare nel Regno di Dio» (Gv 3:5). Non è possibile entrare nella sfera della salvezza dell’anima, senz’acqua e Spirito, vale a dire senza passare attraverso il battesimo (che, nell’originale greco, significa “immersione”), punto di arrivo di un processo di conversione voluto dallo Spirito mediante le Scritture. Disperati appaiono i tentativi, soprattutto riscontrabili nel mondo protestante, di negare che qui il Signore si stia riferendo al battesimo in acqua: Gv 3:2 e 3:5 sono perfettamente in linea con altri luoghi del N.T. quali At 2:38; 8:12-13; 22:16; Mt 28:18-20; Mc 16:16; Ef 4:5; Rm 6:1-5; Gal 3:27; 1Pt 3:20-21.

 

LA DOTTRINA BIBLICA DELLA RIGENERAZIONE

L’A.T. non fa esplicita menzione di una nuova nascita indispensabile all’Ebreo. Per nascita, seguita dalla circoncisione all’ottavo giorno, il neonato apparteneva in pieno al popolo di Dio, e pertanto non aveva necessità di alcuna rigenerazione. Eppure, l’esigenza di purezza ha sempre accompagnato le varie fasi della vita d’Israele: Israele è il primogenito di Dio (Es 4:22), generato fuori d’Egitto (Dt 32:6,18ss); la vita nel deserto è stata la sua infanzia (Dt 1:31; 32:10; Os 11:1-5). L’A.T. annuncia l’avvento di un nuovo patto basato non solo sulla legge di Dio (Legge mosaica), ma primariamente sull’effusione dello Spirito: la legge di Dio sarebbe stata incisa nel profondo del cuore (Gr 31:32-34; Dt 30:10-14). Lo Spirito rinnoverà il cuore del figlio di Dio (Ez 36:26-27).

In conclusione, si può dire che gli scritti dell’A.T. introducono l’idea della nuova nascita. Il Signore Gesù disse a Nicodemo che i maestri d’Israele avrebbero dovuto comprendere la nuova epoca segnata proprio da lui, il Messia (Gv 3:10-11). La loro mente, invece, era troppo basata sulla secolare tradizione della Legge mosaica per comprendere la straordinaria novità rappresentata dalla persona del Nazareno – chi era, da dove proveniva e dove conducevano i segni che stava compiendo. I contemporanei del Signore erano troppo condizionati per aprirsi in toto alla nuova rivelazione di Dio nella persona di Gesù.

Nei Vangeli sinottici (Matteo, Marco e Luca), Gesù non tratta in modo specifico della nuova nascita, ma annuncia il potere del seme immesso nel cuore dell’uomo quale principio vivificante di una nuova morale e di una nuova vita nello spirito (Mt 13:8-23). Ancora, Gesù sottolinea la necessità di ritornare allo stato dell’infanzia per entrare nel Regno dei cieli (cfr. Mt 18:3): come il bimbo è pronto a ricevere con cuore puro ogni cosa che gli proviene da altri, così l’uomo deve accettare le benedizioni dell’unico e vero Donatore con animo umile e con genuina buona disposizione. Occorre dunque ripristinare lo stato di purezza caratteristico del bimbo, ancora non corrotto dai peccati del mondo.

Come Gesù, anche gli autori del N.T. affermano che ogni seme produce il suo frutto. Così, per nascere di nuovo, i peccatori debbono ricevere da Dio (dall’alto) il principio divino della vita soprannaturale. Il che è possibile soltanto attraverso la Parola e lo Spirito.

Quanto alla Parola, Gc 1:17-18,21 fa notare la necessità di accogliere con umiltà la parola impiantata in noi (stesso concetto in 1Pt 1:22-25: vedi anche 1Pt 2:2). Giovanni descrive il seme piantato in noi, che è all’origine della nuova vita in Cristo: il seme è Cristo stesso (1Gv 3:9), la Parola di Dio (1Gv 2:14; 5:18) che bisogna accettare per fede. Quanto allo Spirito, Paolo ci fa sapere che ci rende figli di Dio (Rm 8:14-15; Gal 4:6). Lo Spirito, nel battesimo, genera i cristiani (Tt 3:5). La Parola di Dio e lo Spirito sono inseparabili e portano al battesimo, attraverso il quale si diventa “cristiano” (At 11:26). Grazie alla rigenerazione divina, il cristiano è una nuova creatura (Tt 3:5; 2Cor 5:18), un uomo nuovo (Ef 4:24), cui importa solo la fede operante attraverso la carità (Gal 6:15; 5:6). L’uomo nuovo ha lasciato per sempre l’orrore del vivere nel peccato (1Pt 2:1; Gc 1:21) e nelle sue passioni (1Pt 1:14).

Incorporato alla vita stessa del Cristo (Rm 6:5), il cristiano vive sotto la mozione dello Spirito (Rm 8:14), mostrando il suo amore per i fratelli (1Gv 3:10-11; 1Pt 1:22; Eb 13:1). Il più chiaro esempio della nuova esistenza nel Signore è dato da Paolo in Gal 2:20: «sono stato crocifisso con Cristo; non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me! La vita che vivo ora nella carne, la vivo nella fede del Figlio di Dio il quale mi ha amato e ha dato se stesso per me».

 

APPLICAZIONI PRATICHE

– La vera fede.

Dalle parole di Gesù è possibile comprendere che la vera fede non spartisce nulla con aspettative di tipo carnale. Molti continuano a chiedere segni celesti, dimostrazioni dell’esistenza di Dio e della sua provvidenza. Invece, il nocciolo della richiesta di Gesù è la fede centrata su lui, una fede capace di modificare attitudini e comportamenti, una fede radicata nell’amore incondizionato per il Signore, una fede profonda e genuina. Chi oggi si definisce “cristiano” è in grado di mostrare d’essere nato di nuovo, dall’alto, conducendo l’esistenza voluta dal Figlio di Dio? O si tratta, piuttosto, di voler essere “cristiani” solo per mostrarlo all’uomo e non a Dio? Chi si definisce “cristiano” è l’araldo, il testimone, in questa società piagata dal peccato, della benedizione di essere nato di nuovo, dall’alto?

 

–Trasformazione radicale.

La nuova nascita, dall’alto, richiede la trasformazione radicale del peccatore. A ben guardare, abbiamo a che fare con un compito assai arduo, giacché niente è più difficile che cambiare la propria mentalità. Gli storici ci dicono che lo studio della mentalità è lo studio della lentezza nella storia. Un esempio: occorsero secoli prima che i contadini dell’Impero romano cambiassero la loro mentalità e si convertissero al cristianesimo. In latino, il contado era detto pagus, donde il nostro “pagano”. Si pensi che, intorno al 1000 d.C., molte zone dell’Europa erano ancora dominate dal paganesimo. Non è affatto difficile capire, ad un esame più attento, che molto di quel paganesimo è rimasto in svariate attestazioni di religiosità del “cristianesimo” a noi contemporaneo. Non avrebbe dovuto essere il contrario? Combattere e vincere il vecchio uomo ancora dimorante in noi, è un buon segno di lotta spirituale per la santificazione e per l’obbedienza alle indicazioni dello Spirito. Certo, è difficile sconfiggere il vecchio uomo, ma possiamo riuscirvi con l’aiuto dello Spirito (1Cor 10:13). «Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?» (Rm 8:31). Abbiamo bisogno di passare dal livello carnale alle altezze spirituali. Per far questo, bisogna volere il pane spirituale.

 

– Docilità allo Spirito.

La prima conseguenza della rigenerazione spirituale è l’ubbidienza all’insegnamento dello Spirito Santo. Testardaggine e disubbidienza possono annullare in noi la vivente presenza dello Spirito Santo (Ef 4:30). E solo lo Spirito può trasformare la vita attraverso la nostra fede e ubbidienza alla Bibbia. La Parola di Dio, la spada dello Spirito (Eb 4:12; Ef  6:17), ci insegna che cosa fare e come fare: con amore, rispetto e attenzione. Essere sottomessi allo Spirito equivale a conoscere, amare e applicare la Parola, che può veramente renderci persone diverse in un mondo dominato da Satana (2Cor 3:4).

 

– Vivere come persone spirituali.

Il discepolo di Cristo deve essere spirituale, dedicato alla città celeste preparata per lui, perseverando senza ondeggiamenti nella fede una volta per sempre consegnata ai santi (Gd 3). Vivere secondo lo Spirito è accurata pratica quotidiana. Non è un peso, ma un piacere (1Gv 5:3). Ciò produrrà frutti di carità, pace, mansuetudine (Gal 5:22-23). Se “camminiamo” secondo lo Spirito e per lo Spirito, le nostre esigenze carnali saranno ridotte al silenzio (Gal 5:24; Rm 8:5-13). I desideri carnali producono solo morte.

 

– Vivere come figli di Dio.

Grazie alla fede e il battesimo si diventa figli di Dio, eredi della salvezza divina. Dobbiamo pertanto vivere di conseguenza, operando appieno la sua giustizia (1Gv 2:29), evitando il peccato (1Gv 3:9), amando i fratelli (1Gv 4:7).

 

– Missionari di Dio.

Per il cristiano il nascere di nuovo, dall’alto, è l’inizio di una missione che dura sino alla fine della sua vita terrena: quella di annunciare l’amore di Dio per i peccatori (Gv 3:16), quello stesso amore che lo ha portato alla fede.

 

Arrigo Corazza