TRE INCONTRI CON GESÙ (Luca 9:51-62)

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TRE INCONTRI CON GESÙ (Luca 9:51-62)

24 agosto 2021

 

LUCA 9:51-62

 

Poi, mentre si avvicinava il tempo in cui sarebbe stato tolto dal mondo, Gesù si mise risolutamente in cammino per andare a Gerusalemme. Mandò davanti a sé alcuni messaggeri, i quali, partiti, entrarono in un villaggio dei Samaritani per preparargli un alloggio. Ma quelli non lo ricevettero perché era diretto verso Gerusalemme. Veduto ciò, i suoi discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che un fuoco scenda dal cielo e li consumi?». Ma egli si voltò verso di loro e li sgridò. E disse: «Voi non sapete di quale spirito siete animati. Poiché il Figlio dell’uomo è venuto, non per perdere le anime degli uomini, ma per salvarle». E se ne andarono in un altro villaggio.

Mentre camminavano per la via, qualcuno gli disse: «Io ti seguirò dovunque andrai». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno delle tane e gli uccelli del cielo dei nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo». A un altro disse: «Seguimi». Ed egli rispose: «Permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Ma Gesù gli disse: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; ma tu va’ ad annunziare il regno di Dio».

Un altro ancora gli disse: «Ti seguirò, Signore, ma lasciami prima salutare quelli di casa mia». Ma Gesù gli disse: «Nessuno che abbia messo la mano all’aratro e poi volga lo sguardo indietro, è adatto per il regno di Dio».

* * *

In questo brano lucano, Gesù parla della dedizione totale che si richiede ai suoi discepoli. Neppure i legami filiali e gli obblighi più sacri possono distrarre (non importa per quanto tempo) dalla proclamazione del Regno di Dio. Incontrare Dio tramite il Signore Gesù significa

– entrare in sintonia con il Cristo;

– cercare di essere come lui;

– poter dire, con Filippo, «andiamo anche a noi a morire con lui» (Gv 11:16).

 

IL CONTESTO

È rappresentato dal viaggio di Gesù dalla Galilea verso Gerusalemme, dove lo aspettano la croce e la gloria (Lc 9:51 – 19:18). In questo torno di tempo, il Signore si dedica a incontrare e formare (cioè preparare) i suoi discepoli ai suoi ultimi giorni, pieni di tragedia ma anche di gloria. Un dato statistico di cui tenere conto: Luca dedica al viaggio finale di Gesù ben 416 versetti contro i 52 di Marco e i 64 di Matteo. Di questi 416 versetti, solo 92 sono descrittivi, mentre 324 riportano gli insegnamenti diretti di Gesù.

Durante questo viaggio finale, emerge la risolutezza di Gesù che, con decisione, si avvicina alla sua morte, al suo destino ultimo, quello del Messia sofferente. Ciò si evince dall’originale greco indurì il suo volto, tradotto solitamente con «Gesù si mise risolutamente in cammino». Tale espressione rimanda al servo di Dio in Isaia 50:7 («Il Signore Dio mi assiste; per questo non resto confuso, per questo rendo la mia faccia dura come pietra, sapendo di non restare deluso»). Gesù sta attuando la sua vocazione (dare la vita per i peccatori). I discepoli che lo seguono sono invitati a notare, a capire, a imitarlo. Con la sua morte, Gesù sembra perdere tutto: in realtà, egli risusciterà nella gloria del Padre. Anche il discepolo perde, ma poi trova. È una passione e un distacco per la gloria di Dio e per la vita eterna.

 

PRIMA DI INCONTRARE I TRE

La grazia e l’amore di Gesù si stagliano contro la violenza, puramente umana, dei suoi discepoli (Giacomo e Giovanni, “figli del tuono”: Mc 3:17). Questa violenza invoca la distruzione del villaggio dei Samaritani che non avevano voluto albergarlo (vedi Elia in 1Re 1:10,12). Gesù esige che i suoi discepoli rinuncino a gesti inconsulti, ad istinti bestiali, ossia al peggio di noi.

Nell’incontro con Dio, nel suo regno, tramite Cristo Gesù, è necessario aspettarsi il rifiuto del mondo. Bisogna, nello stesso tempo, essere pronti a subire tale rifiuto. Il cammino del cristiano insieme con il Signore verso la salvezza è sempre e soltanto un atto continuo d’amore e non può essere intristito da rivalsa e odio.

 

PRIMO INCONTRO

Un tale (uno scriba, secondo Mt 8:18) vuole seguire Gesù ovunque vada. Ne riceve all’apparenza una risposta assai scoraggiante: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo». Ciò indica che quando incontriamo Gesù è necessaria una scelta radicale e totale, è necessario il distacco dalle cose e dagli appoggi umani e materiali. Questa risposta del Signore lascia intendere che chi lo vuole seguire deve essere come lui, e cioè sradicato dalle comodità e dalla sicurezza materiale, non invischiato negli interessi terreni, essere sempre disponibile alle urgenze del ministero (servizio), abbandonandosi all’azione dello Spirito in perfetta libertà.

 

SECONDO INCONTRO

Abbiamo a che fare con un uomo che Gesù stesso invita al suo seguito (secondo Matteo 8:21, è già un discepolo). Costui è pronto a rispondere alla chiamata, ma chiede che gli sia concesso prima di andare a seppellire il padre. La replica di Gesù è una delle più chiaramente e terribilmente sue: «lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu va’ e annunzia il regno di Dio» (l’ultima frase è propria di Luca). Se il cristianesimo fosse costruito a tavolino, se fosse una menzogna, allora nessun falsario avrebbe mai pensato che inserire una frase del genere potesse essere di giovamento al cristianesimo stesso. È una frase pesante, dura, quasi inaccettabile, capace di gettare un’ombra sulla bontà, la comprensione e l’umanità di Gesù. Parlare di morti che seppelliscono i propri morti è quasi oltraggioso.

Gesù non contesta qui la validità del quarto comandamento («onora tuo padre e tua madre affinché i tuoi giorni siano prolungati sulla terra e che il Signore, tuo Dio, ti dà»: cfr. Es 20:12; Dt 5:16), ma mette in rilievo l’urgenza e la priorità della risposta alla vocazione divina. Seguire Gesù come discepoli è la scelta in base alla quale misurare tutte le altre. Con la (apparente) durezza della sua frase, il Signore ha voluto dare una solenne svegliata a chi intende seguirlo.

 

TERZO INCONTRO

Un tale, disposto a seguire Gesù, desidera prima congedarsi dai suoi. La richiesta, legittima e senza danno per la vocazione stessa, ricorda quella di Eliseo ad Elia (cfr. 1Re 19:19,32). Anche in questo caso celebre è la replica del Signore: «Nessuno che ha messo mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio». Dunque, come il contadino che, nell’arare il campo, guardasse indietro non potrebbe tracciare solchi diritti, così chi vuole percorrere la via del Signore deve abbandonare ogni incertezza e nostalgia. Per quanto riguarda il volgersi indietro, Gesù ricorda il fatto della moglie di Lot (Gn 19:26; Lc 17:28,29,32). Qual è il messaggio? Nel duro e incessante lavoro del dissodamento spirituale del mondo (Fil 3:8-13), occorre essere necessariamente continui e costanti, avere il cuore indiviso, essere sempre disponibili alle urgenze del ministero.

 

CONCLUSIONI

Incontrare Dio significa talvolta dare un taglio, spesso lacerante ad abitudini, a compromessi, a un passato comodo. Il giusto mezzo, apparentemente fonte di equilibrio, è sovente un alibi per restare sempre fermi. Una fede che non costi o che vellichi (sfiori) solo la superficie della vita è senz’altro poco genuina. Incontrare Dio implica rinuncia e distacco: rinunciare al proprio ego e distacco dalle cose del mondo. Questa frattura passa nell’interno del cuore e comprende tre zone: distacco dai beni materiali, da affetti troppo incombenti, da indecisioni e superficialità. Il discepolo di Cristo, pur vivendo nella trama concreta della società, è senza guanciale, senza padre e senza nostalgia del passato.

Incontrare Dio significa essere in movimento, nella piena libertà di pensiero e di coscienza. Non si può, allo stesso tempo, essere cristiani ed rimanere grettamente chiusi in se stessi; non si può essere stanchi e pigri e contemporaneamente cristiani; non si può essere idolatri e cristiani; non si può essere cristiani e ben soddisfatti di se stessi e autosufficienti. Ci vuole sempre il Signore, perché solo lui salva e perché solo guardando a lui e cercando di imitarlo, possiamo essere salvati nell’ultimo giorno, quando Gesù verrà a giudicare i vivi e i morti.

 

Arrigo Corazza