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IL PAPA, L’ARCIVESCOVO DI PARIGI E IL SESSO

6 dicembre 2021

 

Conviene dedicare un brevissimo commento a una notizia di cronaca che s’inscrive nei soliti e ben noti problemi di sessualità presenti nel mondo dei prelati cattolici. Questo, in breve, il fatto, che può essere seguito qui:

https://www.repubblica.it/esteri/2021/11/26/news/arcivescovo_di_parigi_michel_aupetit_dimissioni_papa_storia_donna-327965927/

Recentemente, il settantenne arcivescovo di Parigi, Michel Aupetit, ha rimesso il proprio mandato nelle mani del Papa a causa di una relazione “impropria” avuta con la sua segretaria nel 2012. Il Papa, pare malvolentieri da quello che dice qui sotto, lo ha messo a riposo. La notizia non farebbe neanche scalpore più di tanto (sono secoli e secoli che queste storie emergono) se il Papa non avesse – disgraziatamente per il Vangelo – detto la sua, perdendo un’altra occasione per tacere e lasciare in pace la Parola di Dio. In un’intervista pubblicata sul Corriere della Sera in data 6 dicembre 2021,

https://www.corriere.it/cronache/vaticano-news/21_dicembre_06/papa-francesco-intervista-dimissioni-arcivescovo-parigi-63f69ab6-5697-11ec-a4e5-d793da90387e.shtml?refresh_ce

il Papa risponde alla seguente domanda:

 

Perché ha accettato la rinuncia dell’arcivescovo di Parigi Aupetit?

«Lei mi domanda: cosa ha fatto di così grave da dover dare le dimissioni? Non lo sa? Prima di rispondere dirò: fate un’indagine. È stato condannato? E chi lo ha condannato? L’opinione pubblica. Se voi sapete perché, ditelo. È stata una sua mancanza, contro il sesto comandamento, ma non totale. Le piccole carezze, i massaggi che faceva alla segretaria, così sta la cosa. E questo è un peccato, ma non è un peccato grave. I peccati della carne non sono i più gravi. Così Aupetit è un peccatore come lo sono io, come è stato Pietro il vescovo su cui Gesù ha fondato la Chiesa e che lo aveva rinnegato. Come mai la comunità del tempo aveva accettato un vescovo peccatore? Era una chiesa normale, nella quale si era abituati a sentirci tutti peccatori, umili. Si vede che la nostra Chiesa non è abituata a dire vescovo peccatore, siamo a abituati a dire che è un santo, il vescovo. Il chiacchiericcio cresce e toglie la fama di una persona. Il suo peccato è peccato, come quello di Pietro, il mio, il tuo. Ma per il chiacchiericcio, un uomo al quale hanno tolto la fama così non può governare. Questa è una ingiustizia. Per questo ho accettato la rinuncia di Aupetit: non sull’altare della verità, sull’altare dell’ipocrisia».

 

Chiunque abbia un minimo di conoscenza biblica rabbrividirà dopo aver letto le argomentazioni del Papa a difesa dell’arcivescovo di Parigi Marcel Aupetit. Qui non interessa sapere se l’arcivescovo fosse colpevole; dalle parole del Papa sembrerebbe che il suo comportamento fatto di “massaggi e carezze” sia stato almeno improprio (come tutti, anche l’arcivescovo, che proclama la propria innocenza, risponderà a Dio delle azioni fatte [«noi tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, affinché ciascuno riceva la retribuzione di ciò che ha fatto quando era nel corpo, sia in bene sia in male», 2Cor 5:10]).

Il Papa ha detto che pur avendo commesso l’arcivescovo una mancanza contro il sesto comandamento (“non commettere adulterio”, secondo il Catechismo della Chiesa Cattolica che si può leggere qui: https://www.vatican.va/archive/catechism_it/p3s2c2a6_it.htm), non si tratta di una mancanza “totale” («Le piccole carezze, i massaggi che faceva alla segretaria, così sta la cosa. E questo è un peccato, ma non è un peccato grave. I peccati della carne non sono i più gravi»). Al contrario di quello che il Papa del cattolicesimo afferma, i peccati della carne sono tanto gravi quanto tutti gli altri comportamenti che violano la Parola di Dio. Nel N.T. ricorrono varie liste di peccati, nelle quali quelli di tipo sessuale hanno il loro peso. Uno su tutti? 1Cor 6:9-10: «non sapete che gl’ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non v’illudete; né fornicatori, né idolatri, né adùlteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriachi, né oltraggiatori, né rapinatori erediteranno il regno di Dio».

In sostanza, è la solita storia: l’essere umano che fa e disfà, riduce a pezzetti il concetto di peccato (più grave, meno grave), legifera al posto di Dio (Es 20:14; Mt 5:27-28). Addirittura il Papa parla di Pietro (sul quale Cristo avrebbe fondato la Chiesa … pensate un po’! Chi può credere ancora a una cosa del genere dopo aver letto almeno una volta il N.T.?) come di un peccatore alla pari dell’arcivescovo di Parigi. È vero che

  • «il peccato è la violazione della legge di Dio» (1Gv 3:4),
  • «tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio» (Rm 3:23),
  • che tutti i peccati hanno uguale gravità (nel N.T. non esiste il concetto di peccato “mortale” e “veniale”),

ma paragonare il peccato di tipo sessuale dell’arcivescovo di Parigi al peccato di rinnegamento di Cristo commesso da Pietro è francamente triste perché i fatti sono diversi e gli sviluppi sono stati diversi: Pietro ha fatto il suo dovere, come sappiamo, ed è morto per Cristo (Gv 21:18-19), mentre l’arcivescovo di Parigi ha taciuto per dieci anni prima di essere beccato. Quella del Papa è una pezza giustificativa senza alcun senso biblico, un vero scherzo da prete. Ma con questo Papa siamo oramai abituati a tutto. Peraltro, il Papa non dovrebbe dimenticare (perché lo sa dalla Sacra Scrittura) che

  • tutti i cristiani sono sacerdoti / preti normali (Rm 12:1; 1Pt 2:5; Ap 1:6), 
  • i vescovi / pastori / anziani potevano sicuramente peccare (1Tm 5:19-20), 
  • la roccia su cui è costruita la Chiesa di Cristo è Cristo stesso, uomo-Dio senza peccato, l’unico che possa veramente salvare, l’unico giudice alla fine dei tempi (Ef 2:20),
  • i peccati di tipo sessuale impediscono l’accesso al Regno di Dio e alla salvezza finale (1Cor 6:9-10).

Ciò che fa infuriare maggiormente chi ama il N.T. è che il Papa ha messo da parte un precetto biblico fondamentale (quello della corretta pratica sessuale) allo scopo di difendere un uomo costretto alla continenza sessuale non dal Vangelo ma dalla Chiesa Cattolica stessa. Dapprima la Chiesa Cattolica impone il celibato e la castità ai propri prelati, e poi li difende quando non li praticano, buttando a mare la Bibbia. Non è una contraddizione? Perché non dice pure questo? Perché non abolisce tutto questo, visto che è il comandante supremo del cattolicesimo? Con le chiacchiere si fanno volare gli asini.

 

TRE CONSIDERAZIONI FINALI

  • Alla luce dei casi di sessualità malata presenti da secoli tra i preti della Chiesa Cattolica, il caso dell’arcivescovo di Parigi (e non della Sgurgola, in provincia di Frosinone, con tutto il rispetto possibile) non dovrebbe affatto essere ritenuto lieve. All’età di quarantaquattro anni egli divenne prete, accettando il celibato impostogli dalla sua Chiesa cattolica (e certamente non dal Vangelo di Cristo).
  • Purtroppo, noi non vivremo abbastanza per sapere se un giorno l’operato di Papa Francesco Jorge Bergoglio, prete gesuita …, sarà considerato pari a quello di un eretico. La storia della Chiesa Cattolica è rapsodica (non continua, episodica, saltuaria): in essa si sale e si scende. Oggi va bene e domani forse si dovranno scusare di quello che hanno fatto oggi (vedi le scuse dei Papi per i misfatti del passato compiuti dietro ordine di altri Papi).
  • Al cristiano secondo il N.T. interessa solo sapere che «Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e in eterno» (Eb 13:8) e che presso Dio Padre non c’è variazione («non v’ingannate, fratelli miei carissimi; ogni cosa buona e ogni dono perfetto vengono dall’alto e discendono dal Padre degli astri luminosi presso il quale non c’è variazione né ombra di mutamento. Egli ha voluto generarci secondo la sua volontà mediante la parola di verità, affinché in qualche modo siamo le primizie delle sue creature», Gc 1:16-18). Gli uomini vanno e vengono, ma la Parola di Dio perdura in eterno («avendo purificato le anime vostre con l’ubbidienza alla verità per giungere a un sincero amor fraterno, amatevi intensamente a vicenda di vero cuore, perché siete stati rigenerati non da seme corruttibile, ma incorruttibile, cioè mediante la parola vivente e permanente di Dio. Infatti, “ogni carne è come l’erba, e ogni sua gloria come il fiore dell’erba. L’erba diventa secca e il fiore cade; ma la parola del Signore rimane in eterno”. E questa è la parola che vi è stata annunziata» (1Pt 1:22-25).

 

Arrigo Corazza