IL TEMPERINO DEL RE (GEREMIA 36). VANI TENTATIVI DI DISTRUGGERE LA PAROLA DI DIO

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IL TEMPERINO DEL RE (GEREMIA 36). VANI TENTATIVI DI DISTRUGGERE LA PAROLA DI DIO

30 settembre 2021

 

Avere la giusta attitudine verso la Parola di Dio è di fondamentale importanza per chi desideri avvicinarsi a Dio e rimanere in comunione con lui. Disgraziatamente, però, l’incontro con la Parola di Dio non è sempre foriero di cose buone per l’uomo ribelle e peccatore impenitente. Perciò, a fronte di alcuni esempi positivi di ascolto, la Bibbia presenta anche veri e propri atti di ribellione nei confronti dell’Onnipotente.

 

DIO CONOSCE OGNI COSA …

«La Parola di Dio è vivente ed efficace, più affilata di qualunque spada a doppio taglio, e penetrante fino a dividere l’anima dallo spirito, le giunture dalle midolla; essa giudica i sentimenti e i pensieri del cuore. E non v’è nessuna creatura che possa nascondersi davanti a lui; ma tutte le cose sono nude e scoperte davanti agli occhi di colui al quale dobbiamo render conto» (Eb 4:12-13). Questo celebre brano neotestamentario fa capire che Dio conosce tutto e che l’uomo non può sfuggire al suo giusto giudizio.

Inoltre, l’uomo sa che certe cose non possono essere fatte: «Essi, pur conoscendo che secondo i decreti di Dio quelli che fanno tali cose sono degni di morte, non soltanto le fanno, ma anche approvano chi le commette» (Rm 1:32). Ciononostante, tenta il tutto per tutto allo scopo di spezzare il potere del Signore, illudendosi di poter tacitare la voce divina (con ogni tipo di violenza, fisica e spirituale). Ma la Parola del Signore rimane in eterno (1Pt 1:22-25), e sempre reca il suo frutto. A questo proposito giova citare il brano di Isaia 55:6-11: «Cercate il Signore mentre lo si può trovare; invocatelo, mentre è vicino. Lasci l’empio la sua via e l’uomo iniquo i suoi pensieri; si converta egli al Signore che avrà pietà di lui, al nostro Dio che non si stanca di perdonare. “Infatti i miei pensieri non sono i vostri pensieri, né le vostre vie sono le mie vie”, dice il Signore. “Come i cieli sono alti al di sopra della terra, così sono le mie vie più alte delle vostre vie, e i miei pensieri più alti dei vostri pensieri. Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza aver annaffiato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, affinché dia seme al seminatore e pane da mangiare, così è della mia parola, uscita dalla mia bocca: essa non torna a me a vuoto, senza aver compiuto ciò che io voglio e condotto a buon fine ciò per cui l’ho mandata”».

 

IL BUON CONSIGLIO DEL VECCHIO ELI

Il vecchio Eli insegnava a Samuele, destinatario di una rivelazione divina notturna, di porgere amorevole ascolto: «Eli disse a Samuele: “Va’ a coricarti; e, se sarai chiamato ancora, dirai: “Parla, Signore, poiché il tuo servo ascolta”. Samuele andò dunque a coricarsi al suo posto» (1Sam 3:9). Piace rilevare come tutta la vita di Samuele, sino alla fine, sia stata improntata all’umile ascolto del verbo divino. Spiace invece constatare come il vecchio Eli, educatore e protettore di Samuele, che ne prese il posto alla sua scomparsa, sia morto subitaneamente, con la pena nel cuore, per la perdita dell’Arca e dei suoi due scellerati figlioli (1Sam 4:18).

Nondimeno, per noi il suo consiglio costituisce la pietra di volta nell’edificio spirituale che veniamo giornalmente costruendo. La verità di Eli è questa: quando il Signore parla, occorre farsi servi ubbidienti, pronti a fare la sua volontà. Il Signore sa cosa è bene e cosa è male per noi; amorevolmente ci tende la sua mano, accompagnandoci nella tormenta della vita. Bisogna abbandonarsi a lui, sapendo che egli non ci ha mai fatto del male. Dio ama e protegge; chi fa del male all’uomo è l’uomo peccatore, mosso da istinti satanici.

 

TENTATIVI DI ABBATTERE LA PAROLA

L’arroganza, l’orgoglio e la presunzione della creatura umana sono senza limiti, e disturbano tanto Dio quanto chi ama e rispetta Dio e la sua Parola. Talora si crede addirittura di poter fare senza Dio. Non solo: si cerca anche di annientare la sua Parola. Ora, com’è possibile sconfiggere la Parola di Dio? Non è possibile, giacché Dio è più forte e potente dell’uomo e di Satana che lo muove a guisa di burattinaio. Noi sappiamo tutto questo, e temiamo Dio (cfr. Eb 10:31: «è cosa terribile cadere nelle mani dell’Iddio vivente»). Per questo motivo rimaniamo sinceramente sbalorditi dai tentativi, talora imponenti, operati dall’uomo per tacitare Dio.

Un primo tentativo: le tradizioni umane. Un tentativo, sottilissimo ma comunque assai insidioso, è quello che consiste nel presentare accanto alla Parola di Dio le tradizioni umane, che, al contrario, sono parola d’uomo destinata a perire. Il Signore Gesù colpiva duramente alla radice questo tentativo (Mt 15). Dove sta la sottilissima insidia? Sta nel pensare che accanto alla Parola di Dio possa sussistere anche la tradizione umana. Colpa gravissima, enorme, fuori d’ogni limite. In proposito vediamo un paio di esempio eclatanti.

Il primo concerne il cattolicesimo romano: sappiamo che le tre fonti d’autorità nel sistema dottrinale cattolico sono costituite dalla Bibbia, dalla tradizione dei Padri e dal magistero della Chiesa. Tutta la storia del cattolicesimo romano altro non è se non il tentativo costante ma persistente di proporre questo principio. Occorre ammettere che l’esistenza del cattolicesimo romano rappresenta il più formidabile esempio di opportunistica concretezza dottrinale nella storia dell’umanità. La camaleontica capacità dei preti di adattarsi alle esigenze della società, di fare addirittura la società stessa, stordisce e lascia quasi ammirati. Si tratta di un potere immenso, con diramazioni universali, potere che affonda le sue radici nell’ignoranza della Parola di Dio e nell’ossequio più urtante all’uomo. In altre parole: si scalza Dio dal trono, e vi si installa l’uomo.

Il secondo esempio concerne il cosiddetto “geovismo”, la forma religiosa creata dall’americana Società Torre di Guardia. Come il cattolicesimo romano aveva osservato attentamente la struttura e le dinamiche dell’Impero romano facendole proprie a tempo debito, così il geovismo americano ha impostato se stesso, fatte ovviamente le debite distinzioni, sul cattolicesimo romano (solo che i Testimoni di Geova fanno un baffo al cattolicesimo … Non c’è partita). Abbiamo a che fare con lo stesso verticismo, con la medesima impossibilità di vie alternative o di dissenso, addirittura con la stessa maniera d’imporre tradizioni umane. Ora, tra i Testimoni di Geova, fedeli discepoli non di Gesù Cristo ma della statunitense Torre di Guardia, non è affatto possibile avere interpretazioni autonome della Bibbia, giacché quel che conta è unicamente l’interpretazione che la Torre di Guardia dà della Bibbia. La Torre di Guardia si fa pertanto tradizione a se stessa. Dappertutto, nelle Sale del Regno dei Testimoni di Geova, si leggono gli stessi brani biblici e si danno le medesime interpretazioni, codificate dalla rivista “Torre di Guardia” e da libretti tradotti per ogni dove nelle lingue locali. Il tenebroso manto della Torre di Guarda si stende dappertutto così nella cattolicissima Italia come nella protestante America. Insomma, un cattolicesimo mascherato, ma sempre cattolicesimo; certo non romano, ma americano – nella fattispecie di Brooklyn, New York City. In entrambi i casi ci troviamo di fronte ad una gerarchia solida e fortemente autoritaria, che propone e dispone a proprio piacere, uso e consumo, senza pietà per le forme di dissenso. Difatti, chi dissente è fatto fuori, se ne deve andare, non può stare.

Un secondo tentativo: la censura e la distruzione della Parola di Dio. È il proposito, davvero pazzesco ma invero storicamente accertato, di distruggere fisicamente la Parola di Dio. Severe forme di censura sono sempre esistite nel cristianesimo, e sempre vi esisteranno. È nella natura umana tentare di tacitare il prossimo quando il prossimo chiede ragioni di un determinato comportamento, si schiera decisamente per la verità e lotta per i suoi diritti. Non deve sorprendere, allora, che, nell’attuale clima di buonismo e di ecumenismo spinto, il Papa, posto al vertice del cattolicesimo romano, ammetta le colpe storiche (non tutte, beninteso, ma soltanto alcune) della Chiesa Cattolica: questo può accadere se e quando convenga.

Sorprende, piuttosto, che le scuse siano state accettate senza alcun serio ravvedimento da parte della struttura che le ha avanzate a giustificazione dell’errore e del terrore scatenato per l’addietro. Il cattolicesimo romano ha di fatto (in tempi e modi diversi) operato il tentativo di annientare la Parola di Dio, esercitando un occhiuto e devastante controllo sulle menti e sugli spiriti dei credenti (controllo spinto sino a togliere la vita a chi anelasse alla libertà). Come se non si fosse trattato di un peccato enorme e di una responsabilità tremenda, oggi si tende a dimenticare l’entità del dramma. Tutto sommato – si dice – il Papa ha ammesso gli errori del passato. Ecco, allora, che il volto umano del potere cattolico induce alla tenerezza e, infine, all’oblio: insomma, tutto finisce a tarallucci e vino … Come al solito, qui da noi.

 

IL TEMPERINO DEL RE IOIACHIM (GEREMIA 36)

Il tentativo più abietto, sinistro ma anche sconsiderato di distruggere fisicamente la Parola di Dio è certo da ascriversi ad un uomo di circa trent’anni, figlio di uno dei migliori re che il popolo ebraico abbia mai avuto. L’uomo si chiama Ioiachim, figlio del celebre Giosia, il re di Giuda che tenta di restaurare la religiosità secondo la volontà di Dio.

LA SITUAZIONE STORICA

L’episodio che stiamo per ricordare qui accade in uno dei momenti di maggiore crisi della storia ebraica, quello che vede Nabucodonosor re di Babilonia primeggiare nell’area vicino-orientale. E al solito, la Palestina, collocata in una zona cruciale della regione, viene ad essere investita in pieno e drammaticamente dallo svolgimento dei fatti: ora la minaccia incombente è quella babilonese, che ha piegato a poco a poco lo strapotere assiro. E proprio alla devastazione operata dai crudelissimi monarchi assiri si deve il primo sostanziale sgretolamento della nazione ebraica: nel 722 essi prendono Samaria, e dunque il “Regno d’Israele”, deportandone gli abitanti in Mesopotamia e stanziando genti mesopotamiche al loro posto. È, questa, l’origine dei Samaritani, così tanto aborriti dagli Ebrei. Dell’antico Regno di Davide e di Salomone resta solo la parte meridionale che fa capo a Gerusalemme; si tratta del cosiddetto “Regno di Giuda”, governato sempre da sovrani discendenti dalla casa di Davide. E a Gerusalemme è stato costruito il Tempio del Signore, il vero fulcro della vita ebraica.

Sopra abbiamo detto che l’episodio di Ioiachim, che taglia con il suo temperino e getta nel fuoco la profezia di Dio affidata al mite Geremia, prende luogo al principio della tragedia che porterà in seguito alla distruzione del Tempio effettuata dai Babilonesi di Nabucodonosor nel 587 a.C. Da allora in poi, la vita d’Israele non sarà mai più la stessa.

Facciamo ora un passo indietro e mettiamo ordine nella cronologia e nella complessa situazione storica del periodo. L’ultimo sprazzo di benessere spirituale per Israele, di adesione alla Parola di Dio, si ha con il pio re Giosia, che tenta una restaurazione radicale della religiosità ebraica secondo i dettami divini. Giosia è uno splendido fiore nel deserto: nipote e figlio di due tra i peggiori monarchi di tutta la storia ebraica (Manasse e Amon), non segue affatto i principi idolatri dei suoi progenitori e si dà tutto, invece, al Signore, mettendo le cose così come dovrebbero essere. Disgraziatamente, però, il Regno di Giuda, che praticamente da secoli tutto fa fuorché essere fedele alla Legge di Mosè (di fatto, tanto al Nord quanto al Sud, gli Ebrei sono diventati pagani al pari dei popoli vicini; si pensi che non si sapeva più cosa fosse la Pasqua), alla morte in battaglia di Giosia, nel 609, a Meghiddo, contro il Faraone Necao, è destinato alla fine: entrato nell’orbita dell’egemonia babilonese proprio sotto Ioiachim, l’iniquo figlio del buon re Giosia, e il protagonista della nostra storia, il Regno di Giuda sarà letteralmente sgretolato dal nemico. Il Signore, tramite i suoi profeti, aveva annunciato il pericolo incombente e l’esilio a causa della grave condotta peccaminosa del popolo; ma invano. I segni non erano stati accettati e la profezia duramente colpita e perseguitata dal potere politico. Ma il Signore è il Signore; infallibile si rivela il suo giudizio.

L’EPISODIO

In questa cornice, presaga di fosca tragedia, si colloca la nostra storia. Ne è protagonista in negativo il già citato figlio del buon re Giosia: il suo nome è Ioiachim (“colui che il Signore stabilisce”), che sconfessa l’opera paterna e si rifà all’idolatria del nonno e del bisnonno. Quali stranezze reca la vita! Eli e Samuele ebbero figli indegni, loro che erano ministri di Dio perbene, mentre Giosia apprezza il Signore in mezzo ad una catena genealogica davvero iniqua; e proprio il figlio di Giosia, Ioiachim, non è continuatore della sua opera benemerita.

L’uomo Ioiachim, quando si permette di trinciare la Parola di Dio, è  al quinto anno del suo regno. Per Geremia, che agisce nel periodo, e per il suo segretario Baruc, tira una gran brutta aria. I profeti non sono apprezzati a corte. Anzi, a dire il vero, essi sono decisamente invisi al potere, essendo inviati dal Signore a scontrarsi con gli orientamenti politici del momento, che stanno per scagliare Israele nel frangente più tragico della sua esistenza: la devastante sconfitta, con il conseguente annientamento di Gerusalemme, la distruzione del Tempio e la definitiva perdita del potere politico…

La nostra storia, che ricorre in Gr 36, è la storia di un atto blasfemo che troppe volte è accaduto nella storia dell’umanità: il temperino del re Ioiachim trancia la Parola di Dio, riportata per iscritto da Baruc sotto dettatura del profeta Geremia. La Parola di Dio alimenta non già il cuore del sovrano, ma il braciere che gli sta dinnanzi e che serve a scaldarlo (ci troviamo nella stagione fredda: il nono mese del calendario ebraico, dice Gr 36). Il re non si rende conto di quel che fa: tanto Dio è lontano … Chi lo vede? E poi, che fa, Dio? Non è questo proprio quello che molti pensano oggi, quando cercano non solo di mettere da parte il Verbo divino, ma anche di distruggerlo fisicamente? Forse che Dio non ha il potere di emettere nuovamente la sua Parola perché domini il corso degli eventi ai fini del suo piano di salvezza? Ed è esattamente quel che accade nel nostro caso. Il Signore Iddio emette di nuovo la sua Parola, rincarando la dose. Il ravvedimento non c’è stato; hanno prevalso piuttosto l’aridità, l’insensibilità e la violenza dell’uomo.

Può un temperino interrompere il flusso della storia, il compiersi della volontà di Dio? No, certamente non può. Ma noi spesso amiamo pensare il contrario, e cioè che siamo noi in controllo, sulla plancia di comando, a fare e a disfare, incuranti della presenza del Creatore di tutte le cose. I tentativi di mettere da parte, di calpestare o, addirittura, di distruggere la Parola del Signore non recano mai l’effetto desiderato. Viceversa, alimentano le fiamme della geenna.

 

Arrigo Corazza