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CONSIGLI AI MARZIANI SULLA LITIGIOSITÀ UMANA

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«Homo hominis lupo recita un verso del commediografo romano Plauto, divenuto proverbiale: “l’uomo è un lupo per l’uomo”. Così gli antichi alludevano all’egoismo ancestrale e intrinseco nella natura degli uomini, che, per vedere soddisfatti i propri desideri e le proprie ambizioni, combattono da sempre gli uni contro gli altri, in un’eterna lotta per la supremazia» (Linda Pedraglio, Latino. Cultura e lingua alle radici dell’Occidente, vol. 2, Corriere della Sera, RCS MediaGroup S.p.A., Milano 2021, pp. 9-10).

 

* * *

 

Recentemente (giugno 2021) il governo degli Stati Uniti, dopo aver deciso di fare qualcosa in più circa l’annosa questione dell’esistenza degli UFO e di tecnologia aliena, ci ha informato che non abbiamo le prove della loro esistenza, ma che non possiamo nemmeno escluderlo. Mah! Che risposta è? Non ci sarebbero spiegazioni per una serie di avvistamenti di “fenomeni aerei non identificati” segnalati negli ultimi venti anni. Quindi, ancora un buco nell’acqua, dopo tanti sforzi e soldi spesi. Chi non è più di primo pelo ricorderà di essere cresciuto con questa annosa storia degli UFO e degli alieni. Ad ogni modo, pazienza: noi continueremo pure a vivere sapendo di non sapere se ci siano o no. Ogni giorno reca il proprio affanno, e preoccuparsi degli UFO in questo periodo (e non solo) è francamente inutile. A meno che gli alieni non vogliano sterminarci tutti …

Scherzi a parte, chissà se ne verremo mai a capo. Ciò detto, per l’uomo terrestre – dal punto di vista della salvezza eterna nel post mortem – non cambia assolutamente nulla se i marziani esistano o no. Speriamo, inoltre, che a nessuno venga in mente la balzana idea di chiedersi quale fine spirituale farebbero (se esistessero lassù). Preoccupiamoci piuttosto di capire quello che noi dobbiamo fare quaggiù per essere salvati. Discorso simile fanno coloro che hanno la curiosità di sapere come si salveranno quelli che vivono nei luoghi ancora inesplorati della Terra (dove il Vangelo non è mai arrivato), dimenticando di pensare alla loro salvezza in primo luogo. I conquistatori europei del Nuovo Mondo rimasero sbalorditi nel conoscere i nativi. Chi erano? Che lingua parlavano? Erano mezzi uomini e mezze bestie? Avevano un’anima? Si sarebbero potuti salvare, nel giudizio finale? L’uomo, già di per sé guerrafondaio, quando viene a contatto con “l’altro” che non conosce, diventa terribile e molto pericoloso. Chiedere agli Amerindi, quasi spazzati via dai filibustieri europei lanciati alla conquista del Nuovo Mondo. Costoro, tentando di estirpare l’esistente, importarono quanto più possibile il Vecchio Mondo nel Nuovo, a cominciare dalla religione (cattolica o protestante), con le conseguenze storiche che conosciamo.

Tornando ai nostri amici marziani, se un giorno volessero davvero palesarsi ai terrestri, allora consiglierei loro due cose: 1) voialtri tenetevi bene alla larga dagli esseri umani, che di solito sono brutti e cattivi; 2) non inneggiate alla pace. La quale quaggiù, in genere, non è affatto gradita: sareste immediatamente insultati, bastonati, lapidati, impiccati, fucilati e gettati in mare et similia. Già, perché la litigiosità degli uomini è fuori di ogni possibile quantificazione. La Bibbia è piena di esempi illuminanti in proposito. L’uomo dice di amare e volere la pace, ma in realtà la odia.

 

LITIGIOSITÀ E MANCANZA DI PACE DA GENESI 3 IN AVANTI

Anche il rapporto tra Dio e l’uomo è sempre stato assai complicato. Fin dall’inizio (Gn 3), apprendiamo che Adamo ed Eva vollero fare da soli, seguendo lo stimolo satanico e abbandonando di conseguenza la cura amorevole del loro Creatore senza dimostrare alcun ravvedimento. Questo perché la creatura umana, che adora il proprio io e non Dio, sta benissimo con se stessa e malissimo con gli altri, da predatrice e dominatrice qual è. Conoscendo l’uomo, si apprezza immensamente la pazienza e la bontà di Dio in Cristo Gesù. Solo Cristo conferisce la vera pace («Io vi do la mia pace, non quella che il mondo vi dà», Gv 14:27-31), che si ottiene mediante la fede in lui e il comportamento morale che da tale pace e fede scaturisce.

Sostanzialmente, da quel tragico momento di disubbidienza e ribellione in Eden, nulla è cambiato. La pace, soprattutto spirituale, è un’utopia. Sorprende che finora, almeno formalmente dal 8 maggio 1945 (atto di resa di tutte le forze germaniche in Europa), il nostro continente non abbia più conosciuto guerre (del resto, due guerre mondiali nel Novecento bastano e avanzano, a dimostrazione di che pasta siano fatti gli uomini, in specie gli europei che le hanno iniziate). Fuori d’Europa, invece, è un conflitto perenne tra popoli, un disastro, una strage, un obbrobrio, una vergogna. È meglio lasciar perdere e fermarsi qui, altrimenti ci avviliamo troppo.

 

LA CHIESA, CAMPO D’ELEZIONE PER LA LITIGIOSITÀ UMANA

Dispiace moltissimo affermare che il campo d’elezione per eccellenza della litigiosità umana sia la chiesa, perché dovrebbe essere esattamente il contrario. La teoria biblica vuole che la chiesa (il popolo di Dio riunito nel nome di Cristo) sia l’ambito della pace, unità e concordia. Il pio e lodevole desiderio di Gesù che i credenti fossero uno e che il mondo potesse credere vedendo il loro esempio (Gv 18:17-26), si è rivelato un misero sogno. Difatti, parrebbe che dall’unica Chiesa di Cristo di cui parla il N.T. siano sgorgati finora cinquantamila gruppi. Alla faccia dell’unità e della sola fede di cui parlava Paolo (Ef 4:5)! Ci aspetta forse il momento in cui ciascun “cristiano” avrà la propria fede, creata a sua immagine e somiglianza e convenienza, a scapito della giusta posizione dottrinale poggiante sulla Bibbia, specie sul Nuovo Testamento?

Al contrario, la corretta osservanza della dottrina di Cristo (2Gv 9) è davvero il problema cardine del cristianesimo. In mancanza di essa, tutto il resto non conta. Anche se il mondo oggi tende a ritenere che tutto vada bene e sia accettato e accettabile nel “cristianesimo”, che ci siano infinite vie per arrivare a Dio, il problema dell’identità dottrinale permane, eccome! La ricerca dell’unica fede dovrebbe essere oggetto della più accurata predisposizione mentale e spirituale da parte di chi desideri instaurare il giusto rapporto con Dio tramite Cristo Gesù senza poggiare su autorità umane.

In pratica, però, non è così, purtroppo. Alle Chiese di Cristo spetta il compito di predicare e praticare il Vangelo insegnato dal Signore Gesù e dai suoi apostoli. Quando le Chiese di Cristo derogheranno a quest’impegno capitale, dedicandosi a predicazioni alternative più redditizie dal punto di vista numerico ed economico, allora che cosa accadrà? In mancanza della corretta predicazione del Vangelo, quale senso avrebbe ancora la loro esistenza e l’esistenza stessa del presente secolo, di questo mondo?

In genere, la storia della chiesa – fin dalle sue origini – dimostra l’estrema litigiosità dei cristiani, quasi una rincorsa con il bastone degli uni verso gli altri. Qualche bella ed encomiabile eccezione non fa che confermare questa triste realtà.

 

PUNTUALIZZAZIONI DOTTRINALI

Oggi ci si meraviglia assai quando le questioni dottrinali, basate sulla Sacra Scrittura, vengono fatte notare, quando su di esse ci si impunta. In nome di una fantomatica libertà si contesta la predicazione scritturale del Vangelo. Si dice: «ciascuno pensi di Dio e di Cristo e della chiesa quello che vuole e faccia, conseguentemente, quello che desidera!». Si dice: «ma quale Vangelo, scritto duemila anni fa per quella generazione! Prendiamo dal Vangelo solo ciò che si adatta alla società odierna» (la quale, a ben guardare, altro non è se non il riflesso e il prodotto del nostro modo di pensare). Insomma: noi creiamo un idolo (la libertà di fare quello che più ci piace, seguendo il principio di non ledere o fare del male al prossimo) e poi tutto il cristianesimo si deve adeguare. Ma è esattamente l’opposto, secondo la Parola di Dio: è la società che si deve adeguare al messaggio della Bibbia, che è per tutti e per sempre, giacché la Parola del Signore permane in eterno (1Pt 1:25), così come Cristo è lo stesso ieri, oggi e in eterno (Eb 13:8). Le Chiese di Cristo devono essere in grado di continuare a dire no quando serve, perché così vuole il Signore. Accettare tutto e tutti non porta il cristiano da nessuna parte, soprattutto in paradiso nel giorno del giudizio finale.

Da ultimo, tornando ai marziani: ma non sarà che si tengono bene alla larga dalla Terra avendo avuto sentore della litigiosità degli uomini?

 

Arrigo Corazza